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Perchè le alluvioni in Italia sono diventate così frequenti?

Tra il 1950 e il 2000 le vittime delle alluvioni in Italia, tra morti, feriti e dispersi, sono state oltre 12.000. Tutta colpa della Natura o queste catastrofi potevano essere evitate?
Il vero problema, dicono gli esperti, è che i fiumi sono corpi vivi, il cui corso e la portata cambiano con il passare degli anni e a seconda delle condizioni climatiche.
Ma se è vero che il territorio italiano, geologicamente giovane e montuoso, è estremamente fragile dal punto di vista ambientale, è anche vero che si tratta di un territorio gestito male; costruzioni in aree golenali, argini inutili, fiumi stretti in pochi metri e con il letto ricoperto di cemento, boschi abbandonati o peggio ancora incendiati o scomparsi. (Fiumi senza freni: cosa succede quando l'uomo modifica i corsi d'acqua)

"Negli ultimi anni", spiega a Focus Giuliano Cannata, Docente di pianificazione dei bacini idrografici all'Università di Siena, "si è visto che a una pioggia simile a quella che è avvenuta decenni prima il territorio risponde con una piena maggiore e più distruttiva".
"È anche un problema di cultura", dice Andrea Agapito Ludovici, che è Responsabile dei fiumi presso il Wwf Italia. "Non esiste nessuna cultura forestale e naturalistica che possa contrastare quella di ingegneria idraulica, fortemente consolidata, che continua a determinare interventi e opere che condizionano il regime delle acque. La gestione del territorio quindi non tiene in conto le esigenze della natura". (Com'era verde la mia valle: modifica il territorio e scopri tutti i danni che puoi fare)

La causa fondamentale è innanzitutto l'urbanizzazione. Siamo tanti, molti di più di quanto non fossimo anche solo cinquant'anni fa. Se nel bacino padano siamo circa 16 milioni di abitanti, rispetto al milione o due di qualche centinaio di anni fa, è ovvio che i rischi per le persone e le cose aumentano. L'altro problema è l'impermeabilizzazione del territorio, cioè la ricopertura delle pianure con strade, città e attività produttive. Ovviamente, non incontrando un terreno in cui penetrare e radici che la trattengano, l'acqua scorre via rapidamente, e sposta solo il problema dell'alluvione più a valle.
"Ancora una volta", conclude Andrea Agapito, "è una questione di cultura. Nessuno vuole che l'acqua rimanga nel proprio territorio, e tutti pretendono che la piena passi il più in fretta possibile. Il che è anche giustificato, ma non fa altro che spostare più a valle il problema, con l'acqua che precipita in pianura sempre più velocemente". (Gli orribili 7: guida ai "messi peggio" tra i fiumi italiani)

La soluzione? Secondo Cannata deve essere di tipo istituzionale. "La difesa del suolo si fa soprattutto con l'uso del suolo: cioè legiferando, incentivando, intervenendo, in una parola pianificando. Dall'uso del suolo dipende la risposta del territorio a una pioggia."Prosegue Cannata: "L'uso del territorio è sottratto a qualsiasi logica di mercato perché totalmente sovvenzionato dall'Europa o dall'Italia. Appunto perché tutto l'utilizzo del suolo in Italia è sovvenzionato, il territorio agricolo e forestale potrebbe essere indirizzato verso un uso idrologicamente corretto, che a una stessa pioggia fa corrispondere una piena minore."
E poi realizzando opere che favoriscano un rallentamento delle onde di piena anziché la loro accelarazione. Come è accaduto in Germania dopo l'alluvione del Reno del 1998: sono stati acquisiti circa 1.000 chilometri quadrati di territorio e allargati gli argini. Permettendo il fiume di allagare una fascia più ampia e "sfogarsi" senza distruggere. "Il contrario", denuncia Cannata, "di quello che è avvenuto in Italia, in cui centinaia di chilometri quadrati di argine del Po sono stati letteralmente regalati ai coltivatori". (Guarda i progetti energetici con il peggior impatto ambientale della storia)

Ma la soluzione per prevenire le alluvioni, oltre che rispettare il territorio nel quale scorrono i fiumi, e anche a monte, nel vero senso della parola: le nuove tecniche di ingegneria naturalistica permettono di accelerare l'assestamento delle pendici delle montagne così che i boschi possa no tornare ad assobire l'acqua in eccesso.
Ma chi dovrebbe gestire questi interventi? Probabilmente i parchi e le comunità montane, a patto ovviamente che ricevano le risorse necessarie.
Non è possibile pensare, affermano in definitiva gli esperti, di avere soluzioni facili per tutto ciò che accade. Altrimenti le alluvioni rimarranno e, anzi, aumenteranno. (Non solo acqua ma anche aria, terra e fuoco: la forza distruttrice degli elementi naturali)

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