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Tutte le bufale sulle cause del terremoto in Emilia

Clicca per guardare tutte le infografiche - L'anatomia di un terremoto: schema con epicentro, ipocentro, profondità e rapporto tra questa e l'intensità del sismaClicca per guardare tutte le infografiche - L'anatomia di un terremoto: schema con epicentro, ipocentro, profondità …Come spesso avviene quando si verificano catastrofi, come il terremoto di questi giorni i Emilia (i perchè della scienza sul terremoto in Emilia), si innesca una affannosa ricerca delle cause. Trovandole, si spera si possa impedire la ripetizione di eventi simili. Nel caso del terremoto l'operazione non è così semplice: le forze in gioco sono quelle del Pianeta Terra, e non sono facilmente domabili. Ma non è facile accettare questo principio, tanto è vero che c'è stata una rincorsa, spesso effettuata su basi poco scientifiche, ad altri fattori responsabili.

I complottisti hanno dato la colpa all'Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) un impianto segreto (ma in realtà non lo è: si trova a Fairbank, Alaska) che ufficialmente si occupa di ricerche sulla ionosfera e sulle onde radio. Per quanto parte della ricerca effettuata possa essere segreta (è un sito militare) ed effettivamente alcune delle supposizioni non siano ancora state chiarite, la possibilità che l'impianto possa generare terremoti è in contrasto con le leggi della fisica. Questi fenomeni infatti prevedono intensità energetiche che difficilmente potrebbero essere generate dalle antenne presenti in Alaska. Inoltre il campo geomagnetico viene generato dalla Terra a molte migliaia di chilometri di profondità ed è isolato da strati di roccia.

Molti hanno invece individuato responsabilità nel fracking, la perforazione idraulica condotta attraverso l'iniezione di acqua ad elevata pressione. Il fracking va alla profondità di 1.500-6.000 metri. Ma come viene segnalato dal Dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Modena e Reggio Emilia, nessuna attività dell'uomo (sondaggi, perforazioni, prelievi di idrocarburi, prelievi di acqua eccetera) può creare o indurre terremoti di intensità pari a quelli avvenuti. La profondità degli ipocentri dei terremoti registrati è generalmente superiore ai 10 chilometri e l'energia è di gran lunga superiore a quella generabile da attività umane. Inoltre terremoti di questa intensità si sono verificati anche in epoche lontane, anche se certo non in scala geologica, ma in cui il fracking non veniva praticato.
(Leggi anche su Focus.it: che cos'è il fracking? Quali possono essere i terremoti causati dalle grandi opere dell'uomo?)

Più realistica la possibilità che gli effetti siano stati più disastrosi del previsto a causa del fenomeno della liquefazione del terreno (vedi su Focus.it: un video per capire che cos'è la liquefazione del terreno), dovuta al fenomeno fisico della tixotropia, tipico dei fluidi non newtoniani.
Terremoti di intensità superiore al grado 5 della scala Richter (scala Mercalli e scala Richter: qual è la differenza?) possono produrre vibrazioni che rendono il terreno una pappa molle. Accade però solo con le argille, che a causa della loro microporosità possono saturarsi d'acqua e diventare viscose.

Resta il fatto che le aree colpite, anche se in pianura, si trovano sopra una parte della catena appenninica che è ancora sepolta ed è in movimento, con un sistema di pieghe e faglie inverse che si trova esattamente tra Modena e Ferrara.
Purtroppo i terremoti non si possono prevedere: si tratta di sistemi caotici di difficile comprensione.

Sono però stati fatti enormi passi in avanti nella comprensione delle dinamiche coinvolte, grazie alle simulazioni possibili al computer. Ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) hanno appena presentato un modello che determina i cicli dei terremoti in una certa località, per esempio l'alternanza di lunghi periodi e di eventi improvvisi, fornendo dati relativi ai terremoti avvenuti nel secolo precedente. Il modello per ora è servito a spiegare perché il terremoto avvenuto a Parkfield nel 2004 non era stato previsto proprio dal Parkfield prediction Experiment, un programma avviato dal governo statunitense nel 1984 per studiare la possibilità di prevedere i sismi. Per ottenere il loro risultato, i ricercatori hanno utilizzato una enorme mole di dati sia antichi sia moderni, usando anche Gps e rilievi satellitari. Purtroppo in Italia la realtà è un'altra: la rete di sismografi è ancora inefficiente, e le previsioni ancora più improbabili.

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