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Blue Marble terra vista dallo spazio

Blue Murble (NASA Johnson Space Center)
Sono passati esattamente 40 anni da quando la NASA ha inviato per l'ultima volta gli astronauti sulla Luna. Ancora oggi quella missione ha un grande impatto sulla nostra memoria collettiva sia perché era l'ultima con equipaggio umano del programma spaziale americano Apollo, sia per merito di una celebre fotografia, la Blue Marble, che per la prima volta riprendeva la Terra come un disco blu intenso. Un'immagine nitida e intensa come non ne erano mai state scattate. Poche ore dopo il loro lancio, il 7 dicembre 1972, il comandante Gene Cernan ed i suoi compagni - Harrison Schmitt e Ronald Evans - a bordo del leggendario Apollo 17 pronunciarono una battuta diventata celebre e sintomatica dello stupore che provarono: "Sappiamo di non essere i primi a scoprirlo, ma ci piacerebbe confermare ... che il mondo è rotondo".

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La novità non era la vista del globo terrestre dalla Luna: ci aveva già pensato l'Apollo 8 nel 1968 ad inviare le prime immagini suggestive. Lo scatto soprannominato "Earthrise", tanto per fare un esempio, è considerato ancora oggi una delle foto memorabili dallo spazio. Ma c'era qualcosa di straordinario nell'immagine vista dall'Apollo 17: l'intero disco del pianeta era illuminato dal sole, uno spettacolo che gli astronauti non avevano mai catturato su pellicola prima di allora, e Antartide e Africa avevano una prospettiva ottimale. Come se la Terra si fosse messa in posa per lo scatto. Quando l'immagine originale venne diffusa dai mass media finì su tutte le prime pagine dei giornali diventando la foto simbolo del nostro pianeta. Proprio questa settimana la NASA ha rilasciato una serie di immagini satellitari notturne da aggiungere al repertorio "diurno" di quelle scattate quarant'anni fa. Chissà se l'effetto finale sarà sbalorditivo come quella del Blue Marble.

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Spazio, la sonda della Nasa "Voyager I" vola oltre l'EliosferaCape Canaveral (TMNews) - E' un confine labile ma significativo e se mai le epiche "Colonne d'Ercole" esistessero davvero, è molto probabile che siano quelle che la sonda della Nasa Voyager I ha appena valicato: quelle della Eliosfera, la bolla elettromagnetica generata dal Sole che avvolge il sistema solare. Ora la navicella spaziale, lanciata negli anni Settanta, come l'Enterprise del capitano Kirk è davvero "là dove nessuno è mai giunto prima", nello spazio interstellare, al di fuori di qualunque fenomeno d'influenza che, in qualche modo possa ricondurla al suo luogo di provenienza, la Terra e il sistema Solare, a una distanza di circa 20 miliardi di Km da noi. Il superamento di questo confine, secondo gli scienziati, sarebbe confermato dai dati che la sonda, ancora perfettamente funzionante, sta inviando sulla Terra: dati sensibilmente diversi da quelli inviati nei primi 30 anni della sua vita spaziale. Ad esempio Voyager avrebbe rilevato raggi cosmici

provenienti dall'esterno del sistema solare con una energia maggiore e, contemporaneamente registrato un calo delle particelle emesse dal Sole. Nonostante l'anzianità e l'enorme distanza che la separa dalla Terra, Voyager è ancora utilissima, ad esempio per capire come i raggi cosmici provenienti dallo spazio esterno riescono a entrare nel sistema solare. La sonda Voyager I fu lanciata nello spazio da cape Canaveral il 5 settembre del 1977, assieme alla sua gemella Voyager II, anch'essa ancora in viaggio. Entrambe dovrebbero funzionare almeno fino al 2020 e, se mai incontrassero degli alieni, hanno a bordo un disco d'oro con incisioni che spiegano come sono fatti e dove sono gli esseri umani che le hanno costruite.


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