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Don Vitaliano: il prete no global che non vuole dare le offerte alla chiesa

Don Vitaliano (dal profilo Facebook)È soprannominato "prete no-global" per la sua militanza su fronti di guerra e la partecipazione a numerose azioni di protesta: è don Vitaliano della Sala, attualmente parroco di Mercogliano, nell'avellinese.

Dopo quattro anni di silenzio torna a perorare le cause dei bisognosi scagliandosi contro il Vaticano: "I soldi che raccogliamo dovrebbero essere destinati a opere di carità del Santo Padre, ma andrebbero ad alimentare le casse dello Ior, che è una banca al centro di strane vicende. Non è certo la sua figura di guida ad essere in discussione, ma cosa c'entra una banca con il Vaticano e con la missione della Chiesta cattolica?".

Un monito di un certo peso, quello fatto ai suoi fedeli durante la celebrazione della messa, che non avrà lasciato indifferenti i vertici della Chiesa. Già quattro anni fa con le sue azioni "sovversive" don Vitaliano si guadagnò un periodo di sospensione, durante il quale gli fu concesso di celebrare la Messa ma senza la presenza dei fedeli in Chiesa, e prima ancora - nel 2000 - ricevette la prima monitio (ammonizione) canonica, ovvero la proibizione di allontanarsi dalla parrocchia senza autorizzazione, pubblicare articoli o interviste, partecipare a dibattiti e manifestazioni, permettersi giudizi critici sull'operato della chiesa. Una censura in piena regola.

Sì, perché il prete no global ha viaggiato da una parte all'altra del globo pur di essere parte attiva del movimento di protesta: Palestina, ex-Jugoslavia, Sri Lanka e Messico sono solo alcuni dei fronti dove si è battuto e speso in prima persona. Dal sostegno dell'insurrezione zapatista in Chapas all'appoggio ai No Tav, don Vitaliano ha sempre condiviso le sue esperienze tramite un blog personale, senza nascondere una certa avversione per i vertici della chiesa, tranne che per il Papa. A cui lancia indirettamente un appello: "Ho letto che ieri il Papa ha incontrato cinque cardinali. Se è la chiarezza quella che cerca, avrebbe fatto meglio a incontrare cinque parroci, magari di piccoli paesi o di quartieri a rischio come Scampia a Napoli o lo Zen di Palermo. Loro, come me, sono il vero termometro di quale sia la considerazione dei fedeli, amplificata anche da questo particolare momento di crisi, verso i vertici della Chiesa".

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