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Enzo Tortora, storia di un uomo andato in carcere per sbaglio

(LaPresse)Era il 20 febbraio 1987. Enzo Tortora ritornò in tv e disse, come prima cosa: «Dunque, dove eravamo rimasti?». Si intitola proprio così, «Il caso Enzo Tortora. Dove eravamo rimasti?», la fiction in onda su Rai 1 il 30 settembre e il 1 ottobre, prodotta da Rai Fiction e Italian Internazional Film, per una sceneggiatura firmata anche da Simona Izzo e con Ricky Tognazzi protagonista. Mille polemiche, in vista proprio della messa in onda della miniserie in due puntate. Le figlie di Tortora non hanno gradito (Gaia, la giornalista del TgLa7, ha dichiarato: «Mi è stato inviato in gran fretta il testo della fiction. L'ho letto attentamente e non mi è piaciuto: è tutta una cosa romanzata che non esiste proprio, che non ha attinenza con la realtà»), e si teme che la serie contenga l'ennesimo attacco alla magistratura.

Già, perché c'era un motivo ben preciso se Enzo Tortora era rimasto lontano dai teleschermi per quasi 4 anni. Il 17 giugno 1983, infatti, il popolare conduttore televisivo viene arrestato con l'accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico: la sua foto in manette fa il giro del Paese ed è ancora oggi un'immagine quasi iconografica. Ma andiamo con ordine. La carriera televisiva di Enzo Claudio Marcello Tortora (nato a Genova il 30 novembre 1928 da genitori napoletani) inizia nel 1956 con Primo Applauso, che conduce in coppia con Silvana Pampanini. Poi passa a Campanile sera (come inviato esterno) e Telematch (uno dei primi format di intrattenimento della Rai). Nel 1965 conduce la Domenica Sportiva ed è sua addirittura la prima conduzione di Giochi Senza Frontiere. Dalla Rai viene allontanato per ben due volte. La prima nel 1962, per un'imitazione di Alighiero Noschese che fece la parodia di Amintore Fanfani (politico Dc) in un suo programma. La seconda per aver duramente criticati i vertici dell'azienda. In entrambi i casi si rifugia nella Televisione della Svizzera Italiana.

(KIKA) - ROMA - Ricky Tognazzi ha partecipato al photocall di "Il caso Enzo Tortora. Dove eravamo rimasti?".(KIKA) - ROMA - Ricky Tognazzi ha partecipato al photocall di "Il caso Enzo Tortora. Dove eravamo rimasti?".Poi, eccolo di nuovo in Rai (nel '76 cambia il vento politico e sulla socialista RaiDue, oltre a lui, torna anche Dario Fo): il 1977 è l'anno della consacrazione, con Portobello. Una trasmissione epocale, che ispira, in futuro, una quantità incredibile di format: da Chi l'ha visto? a I cervelloi, da Carramba a Stranamore. Tortora si rivela un precursore straordinario, e la trasmissione ha un successo enorme e meritato. Poi, però, ecco il caso giudiziario. Sono le acccuse di tre pregiudicati, Giovanni Pandico, Giovanni Melluso e Pasquale Barra, oltre a 8 imputati del processo alla Nuova Camorra Organizzata ad accusare Tortora. Le accuse si riveleranno del tutto false, in un pasticcio incredibile di indagini ed errori (fra cui resta epocale quello dell'agendina trovata nell'abitazione di Giuseppe Puca, camorrista, in cui era annotato a penna il nome di tal Tortona, con accanto un numero di telefono. Che non apparteneva, ovviamente, al quasi-omonimo Tortora).

Nonostante ciò, il conduttore sconta sette mesi di carcere, poi va ai domiciliari. Eletto parlamentare europeo fra i Radicali, dopo mille polemiche, rinuncia all'immunità e resta ai domiciliari, certo che il processo ristabilirà la verità. Finché, il 15 settembre 1986, è stato assolto con formula piena dalla Corte d'Appello di Napoli. Per molti colpevole, all'epoca dei fatti, fu riconosciuto, invece, innocente. Lo disse anche in aula, ricusando i giudici napoletani di cui non si fidava: «Io grido: "Sono innocente". Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi». Il 17 giugno 1987 la Cassazione conferma l'assoluzione in appello. Nel frattempo è già tornato in tv, ma la sua salute è definitivamente minata. Così, il conduttore non fa a tempo a concludere il suo programma "Giallo" e muore la mattina del 18 maggio 1988, per un tumore mortale ai polmoni. Michele Placido lo ha interpretato nel film "Un uomo perbene", per la regia di Maurizio Zaccaro. Ora la vita di Tortora ritorna al centro dell'attenzione, con Ricky Tognazzi nei suoi panni e le mille polemiche di cui sopra.

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