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Sta arrivando la fine del mondo, cosa fai?

Wall street, il tempio della crisi (AP)
Un sondaggio di National Geographic Channel svela le preoccupazioni degli europei per il futuro,
in occasione del lancio della nuova serie Gli Apocalittici su Sky. Scopriamo così che - su 4903 intervistati di 16 paesi differenti - economia e corruzione battono terremoti e mafia e che in caso di evento catastrofico solo il 22,7% degli italiani si costruirebbe un bunker o un magazzino per accumulare cibo; il 54% degli intervistati si dedicherebbe all'agricoltura, mentre il 27,3 % imparerebbe a cacciare o pescare. Rimanendo in tema di catastrofi, è stato chiesto agli italiani cosa avrebbero fatto, nel corso di un anno, se la previsione dei Maya sulla fine del mondo (il 21 dicembre 2012) si rivelasse vera. I dati raccolti hanno svelato la tendenza del "cambio vita", con il 74% degli intervistati che si dedicherebbe ai viaggi, si licenzierebbe in tronco (il 21,4%) e si concederebbe ai piaceri della vita quali il sesso e il cibo. La famiglia rimane una delle priorità degli italiani con il 60,1% delle preferenze.

E per finire, si confermano i cliché sessisti: il 44,2% degli uomini intervistati si dedicherebbe senza sosta al sesso, mentre le donne penserebbero a lasciare in primis il lavoro (21,9%) e a dedicarsi al cibo senza l'ossessione della dieta (il 17,7%). Il sesso? Sarebbe la priorità solo per il 13,5% delle italiane. Ma tra le preoccupazioni degli italiani, in realtà, non ci sarebbe quella della fine del mondo imminente, bensì lo spettro della crisi economica: il temuto collasso economico (35,7%) e i problemi del mondo del lavoro (34%) sono le paure più sentite. Inquinamento, immigrazione, terremoti e mafia sono questioni sentite solo da una minima parte della popolazione. La preoccupazione della crisi mondiale attanaglia anche una buona fetta di Europa: Spagna (64%), Grecia (57%) e Portogallo (49%) sono le tre nazioni che hanno più paura. I timori dei Paesi Scandinavi riguardano la salute, mentre la sfiducia nei confronti dello Stato mette d'accordo un po' tutti. Solo in Italia, ad esempio, il 58,7% farebbe affidamento solo sulle proprie forze in caso di evento catastrofico. E in molti, loro malgrado, lo fanno già.

Da Kubrick a Batman, il cinema esorcizza l'incubo nucleareMilano (TMNews) - La guerra nucleare è ormai da 70 anni, l'incubo definitivo dell'umanità. Una minaccia apocalittica che i paradossi della Guerra Fredda hanno contemporaneamente ingigantito ed evitato, ma che al cinema è invece andata più volte, drammaticamente, in scena. E la bomba atomica torna anche nell'ultimo Batman di Christopher Nolan, probabilmente il film più atteso della stagione, dove un ordigno nucleare minaccia Gotham e il mondo. I funghi atomici, metafora visibile di una paura più strisciante e radicata, al cinema li ha fatti detonare anche un genio come Stanley Kubrick, con la sua macchina "Fine del mondo" ne "Il dottor Stranamore", oppure, più recentemente, la catastrofe definitiva si è consumata anche in "Terminator 3". Scioccante per il pubblico televisivo era stato anche "The Day After", nei primi anni Ottanta, con il suo racconto di un attacco nucleare sugli Stati Uniti. Lo stesso che venne invece storicamente sventato durante la crisi di Cuba, trasposta al cinema in "Thirteen Day", con Kevin Costner nei panni di un consigliere di Kennedy. Ma forse la Bomba che colpisce più a fondo lo spettatore è quella che, annunciata da un bacio, esplode in "Watchmen".

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