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Fossa delle Marianne

Fossa delle Marianne, il punto più profondo del pianeta
Questa immagine ritrae il punto più profondo della Terra, che si trova nella Fossa delle Marianne. È la prima volta che il famoso "Challenger Deep" viene ripreso così da vicino. L'esperimento, condotto dai ricercatori dell'Università del New Hampshire tra luglio e agosto del 2010 tramite onde sonore, ha fornito delle immagini di altissima risoluzione, pari a 100 metri per pixel, ovvero quasi 20 volte più dettagliate delle ultime fotografie. La Fossa delle Marianne si estende per 2.500 chilometri in un arco che è contornata dalle isole Guam e Saipan. Il suo punto più profondo misura circa 10.890 metri, quasi 11 chilometri sotto la superficie del mare.

Ad aggiungersi alle cifre record c'è anche la spedizione del regista James Cameron, che il 26 marzo 2012 si è immerso raggiungendo con successo il fondo della fossa per raccogliere campioni e filmare l'ambiente circostante. Nella zona della fossa sottomarina (come vicino a tutte le altre fosse del pianeta), sono presenti infatti molti vulcani sottomarini, la cui attività è sempre monitorata in quanto potenzialmente pericolosa. Esempio ne è il terremoto con conseguente tsunami che colpì il Giappone lo scorso anno. Con l'immersione Cameron è diventato il terzo uomo nella storia a compiere l'impresa, il primo in solitaria. L'immersione, durata due ore e 36 minuti, è la seconda della storia, dopo il batiscafo Trieste che raggiunse il Challenger Deep il 23 gennaio del 1960. Ma cosa c'è nel punto più profondo della Terra? Molte diatomee (alghe unicellulari) e, strano a dirsi, sogliole, platesse e gamberetti. Il fondale appare luminoso e chiaro, una sorta di calmo deserto sottomarino.

La nuova mappa della fossa è stata invece ricostruita dalla superficie, attraverso le onde sonore già citate, inviate da apposite strumentazioni a bordo di imbarcazioni con impulsi a forma di ventaglio. Più tempo impiegava l'onda sonora a tornare indietro, più profonda era la zona interessata. Così gli studiosi sono riusciti a creare la nuova mappatura tridimensionale dei fondali e il risultato è quello che si vede nell'immagine, dove le tonalità di blu più scuro indica l'estrema profondità degli abissi.

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