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George P. Bush scende in politica

George P. Bush con lo zio George W. (AP)George P. Bush scende in politica, lo ha annunciato il padre Jeb Bush tramite una lettera di raccolta fondi. Il figlio "sta considerando" di candidarsi come governatore in Texas, anche se nessuna decisione definitiva è stata ancora presa. Del resto, la politica è un'affare di famiglia, che i Bush si tramandano da quattro generazioni: George Prescott Garnica Bush è il figlio dell'ex governatore della Florida Jeb Bush, nipote dell'ex presidente George W. Bush e pronipote dell'ex presidente George HW Bush. George Prescott è inoltre il nome del suo bisnonno, il senatore Prescott Bush. Attualmente il giovane 36enne gestisce una società di consulenza legale, ma la carriera politica sembra essere nel suo dna: come esimersi dal candidarsi per le prossime elezioni del 2014? Il Texas, peraltro, è lo "stato di famiglia", quello dove i repubblicani vincono dal 1994. Il che significherebbe una vittoria garantita.

Joe Patrick III Kennedy (AP)Se da una parte l'egemonia dei repubblicani Bush trova forza e voti nel Texas, dall'altra quella dei democratici Kennedy riparte dal Congresso, dove da quest'anno Joe Patrick III ritorna a occupare un seggio in Senato a tre anni dalla scomparsa del senatore Ted Kennedy. Un traguardo storico per l'altra dinastia politica più potente degli Stati Uniti, da generazioni al centro di misteriosi omicidi e gossip. La politica come tradizione di famiglia, come impiego che si tramanda di generazione in generazione: questa è l'impronta dei Bush e dei Kennedy. Con una differenza sostanziale rispetto alle "raccomandazioni" nostrane (uno su tutti l'esempio di Renzo Bossi): in America nessuno si scandalizza per le parentele, perché tutti i posti occupati dai politici sono figli della meritocrazia, non della raccomandazione.

Myanmar: storica visita di Obama "avanti con riforme" Barack Obama arriva nell’abitazione della leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi a Rangoon. È la prima visita in Myanmar per un inquilino della Casa Bianca e l’accoglienza è da star. Il Paese da un anno e mezzo ha deciso di chiudere i conti con la dittatura militare e il presidente americano annuncia un prestito di 170 milioni di dollari. Obama, arrivato per rinforzare il processo delle riforme, ha scelto per il suo discorso l’università di Rangoon, roccaforte della lotta per la democrazia, che la giunta militare aveva chiuso dopo le violente manifestazioni del 1988. Ha incontrato anche il suo omologo birmano, l’ex generale Thein Sein, promotore di una serie di riforme importanti dal suo arrivo al potere.

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