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Giubileo Regina Elisabetta: un molestatore sulla barca reale

L'uomo con turbante sullo sfondo è stato identificato come Harbinder Singh Rana, un inglese di origine indiane …Le imponenti misure di sicurezza per i festeggiamenti del Diamond Jubilee della Regina Elisabetta dei giorni scorsi hanno avuto una piccola defaillance. Tra gli invitati presenti sulla sontuosa imbarcazione, che ha trasportato la famiglia reale lungo il Tamigi, era infatti presente Harbinder Singh Rana, un inglese di origine indiane e già noto alle autorità come 'sex offender'. Condannato nel 1986 per reati sessuali, dall'offesa al pubblico pudore fino all'aggressione, in tribunale l'uomo si è sempre dichiarato innocente, appellandosi allo scambio d'identità. Un caso che all'epoca fece scandalo e che contribuì alla fama dell'uomo.

La domanda è quindi lecita: cosa ci faceva Rana sulla stessa imbarcazione riservata in esclusiva ai reali, a pochi passi dalla regina? Un errore della security londinese? No, stando a quanto riportato da un portavoce della Clarence House: "Lo scopo della sicurezza è quello di valutare la minaccia per i membri della Famiglia Reale e delle persone vicine a loro". Non di conoscere il passato degli invitati, soprattutto se non rappresentano un reale pericolo per la famiglia. Nemmeno  il Principe Carlo - colpevole di averlo invitato alla celebrazione - era al corrente del passato di Rana; pare inoltre che la suddivisione degli ospiti sia stata casuale: "Ad Harbinder Singh è stato chiesto di partecipare al corteo in qualità di membro di spicco della comunità Sikh e per la sua prolifica attività benefica. Gli ospiti del Pageant (imbarcazioni tipiche, ndr), che comprendeva anche i rappresentanti delle comunità religiose più importanti, erano ripartiti su un numero strategico di navi, così come la Famiglia Reale".

Dal canto suo, Rana, si difende puntando l'attenzione sull'uomo che è oggi, specificando che le azioni compiute in passato appartengono ad una fase della sua vita chiusa definitivamente. Chiede una seconda possibilità, perfino con un moto d'indignazione: "Non ho mai cercato di nascondere le mie convinzioni, anche se le prove contro di me erano controverse. Mi volete dire che il riscatto e il perdono non esistono? Quello che dovrebbe essere giudicato è il lavoro che ho fatto nella comunità Sikh finora".

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