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Hiroshima dopo la bomba atomica

Fungo atomico su Hiroshima (AP)

Il 6 agosto 1945, alle ore 08:14 e 15 secondi, il bombardiere americano B-29 Enola Gay sganciò sulla città giapponese di Hiroshima l'ordigno denominato "Little boy", la seconda bomba atomica ad esplodere nella storia dell'umanità dopo il test segreto "Trinity" del precedente 16 luglio, che vide in azione la bomba di prova "The Gadget" nel Nuovo Messico, ad Alamogordo. Nomi buffi o altisonanti per uno dei maggiori incubi dell'umanità e per uno dei più gravi atti di guerra mai avvenuto nella storia dell'uomo. La detonazione che scosse la città di Hiroshima al risveglio di una mattina estiva uccise sul colpo tra le 70 e le 80mila persone (per lo più civili) e rase al suolo il 90% degli edifici e tutti i 51 tempi della città, ma sono incalcolabili i danni sul lungo periodo causati dalle radiazioni.

Genbaku Dome dopo l'esplosione atomica (AP)
Resta in piedi, a testimonianza dell'orrore, la Sala della Prefettura per la Promozione Industriale, oggi conosciuta come Genbaku, o Cupola della bomba-A, progettata dall'architetto ceco Jan Letzel, e nominata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1996 come Monumento della Pace di Hiroshima (con il parere contrario di Cina e USA). E restano le fotografie dei corpi dilaniati dal calore della bomba e dalle radiazioni, delle ferite dei sopravvissuti, i cosiddetti hibakusha (letteralmente "persona esposta alla bomba") che seguono le trame dei vestiti laddove il bianco ha riflettuto maggiormente la luce e il calore mentre il nero li ha assorbiti, bruciando più in profondità la carne delle vittime. Restano le istantanee della distruzione totale di quella che fu la prima città a subire un bombardamento nucleare (seguirà pochi giorni dopo, il 9 agosto, Nagasaki) e soprattutto l'immagine impressionante, diventata simbolo oscenamente spettacolare del terrore atomico (così com'era nelle intenzioni degli americani) del fungo seguito all'esplosione. Immagini in bianco e nero, molte delle quali scattate da uno dei bombardieri B-29 che hanno partecipato all'attacco, denominato con macabra filosofia Necessary Evil, che sembrano provenire da un passato lontano, ma che illustrano come poche altre cosa sia realmente l'orrore ingiustificabile della guerra.
Resta infatti anche il dibattito sulle ragioni di un gesto così atroce che, finora, non ha avuto eguali nella storia recente (in cui però si sono utilizzate altre armi meno "spettacolari" ma altrettanto letali come quelle chimiche e biologiche), e dal quale sono nati gran parte dei movimenti pacifisti per il disarmo delle armi di distruzione di massa e il terrore che ha fatto da deterrente alla corsa agli armamenti che ha caratterizzato la guerra fredda. Gli Stati Uniti (ad oggi l'unico stato che abbia mai concretamente usato la bomba atomica contro la popolazione civile) hanno sempre giustificato l'operazione con la necessità di accelerare la resa del Giappone, accorciare di alcuni mesi la Seconda Guerra Mondiale e salvare quindi altre vite che sarebbero comunque state spezzate durante la prevista invasione dello stato asiatico, sacrificando la popolazione di due intere città (e, probabilmente, l'immaginario di una nazione). In Giappone i due bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki vengono in genere considerati crimini di guerra. Molti studiosi sostengono che le ragioni degli USA non risiedessero solo nell'accelerazione della guerra, ma anche nello sfoggio di potenza bellica di fronte al mondo per stabilire una posizione di potere, soprattutto nei confronti di quello che sarebbe stato il nuovo nemico, cioè l'Unione Sovietica. Secondo altri, l'utilizzo di ordigni diversi sulle due diverse città, uno per ogni tipo prodotto (e costato miliardi di dollari) suggerisce anche la volontà di "testare" la potenza e gli effetti delle bombe su un luogo reale. Qualunque siano stati i motivi prevalenti, che come spesso avviene risiedono probabilmente in un insieme di interessi diversi, resta la tragedia materiale e morale di due esplosioni che hanno cambiato la storia.

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