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Il condannato a morte che visse due volte

(AP)Il condannato a morte Cleve Foster ripercorrerà per la terza volta in un anno e mezzo il tragitto verso la camera della morte. "Impossibile distogliere lo sguardo da quella porta", fa sapere dopo che viene salvato in extremis da un intervento provvidenziale della Corte Suprema che annulla momentaneamente la sua condanna. La porta è quella in acciaio che divide la cella, in cui il detenuto attende per circa quattro ore la sua esecuzione, dalla camera della morte. Foster è uno dei pochi casi di sospensione della pena capitale ad un passo della morte e l'unico a cui è accaduto per due volte consecutivamente. La "sospensione dell'undicesima ora", come la chiamano negli Stati Uniti, è stata possibile prima grazie ad espedienti burocratici del suo legale e poi per via della questione sorta in merito all'utilizzo del nuovo anestetico, il pentobarbital, al post dell'introvabile pentotal: il nuovo farmaco, introdotto per evitare inutili sofferenze ai condannati a morte, sarebbe in realtà molto più doloroso del vecchio, tanto l'American Veterinary Medical Association lo ha addirittura escluso dalle procedure di eutanasia per cani e gatti. Ora però sembra essere giunta la sua ora e per l'ennesima volta ripercorrerà il tragitto che lo separa dal luogo dell'esecuzione. Tuttavia lui si dice molto fiducioso nel suo avvocato e in Dio. Accusato dell'omicidio di una donna sudanese, Foster si è da subito dichiarato innocente, nonostante la prova del Dna l'abbia incastrato.

Ci vuole poco meno di un'ora di macchina dal Texas Department of Criminal Justice Polunsky Unit, dove si trova il reparto maschile dei condannati a morte, verso l'Unità di Huntsville, in cui sono stati giustiziati la maggior parte dei condannati a morte del Texas dell'ultimo secolo. Il detenuto viene trasportato su un furgone senza finestrini - ve ne sono due molto piccoli solo sullo sportellone posteriore - con mani e piedi stretti in manette e quattro agenti a scortarlo. Nel gennaio 2011, quando arrivò nella cella della morte per la prima volta, Foster chiese come ultimo pasto pollo e nachos. Ora la procedura non prevede più il pasto del condannato a morte: un deputato, in seguito alla sospensione dell'esecuzione di Foster, si batté affinché ai condannati venne tolto anche l'ultimo desiderio, dato che le loro vittime non ebbero modo di godere dello stesso privilegio. E così, questa volta nessun ultimo pasto, ma solo la presenza dei parenti della vittima, che attendono da oltre un anno questo momento. "La loro presenza è l'unica cosa che mi dà fastidio", fa sapere il condannato. Ma per questo, la Corte Suprema, non ha potere di intervenire.

Arrigoni, la famiglia: no a pena di morte, ergastolo a terroristiGaza (TMNews) - Sono stati salvati dai principi dell'uomo che hanno ucciso i due estremisti salafiti condannati all'ergastolo dalla Corte di Gaza per aver sequestrato e ucciso Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano morto nell'aprile del 2011. "C'è un elemento di giustizia nel fatto che alcune persone sono state chiamate a rispondere di quanto successo - spiega Adie Mormach, amico del pacifista ucciso - La madre di Vittorio ha mandato una lettera dicendo che lui non avrebbe mai voluto la pena di morte e loro sono stati condannati all'ergastolo anche in risposta a questo. Io sento che è stata una cosa giusta". Con la decisione della Corte che ha anche condannato a 10 anni e a 1 anno altre due persone della cellula salafita responsabile dell'omcidio, si chiud eun processo andato avanti a lungo fra continui rinvii. "Noi esprimiamo la nostra soddisfazione - dice il direttore del centro di ricerca palestinese per i diritti umani, Kalil Shaheen - soprattutto per la famiglia del nostro amico Vittorio Arrigoni dopo tutte le sofferenze che hanno passato e la lunga attesa per i risultati di questo processo". (Immagini Afp)

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