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Il monte Rtanj è il nuovo rifugio per la fine del mondo

Il Monte Rtanj
A dieci giorni dalla fatidica fine del mondo predetta dai Maya non rimane molto tempo per trovare un rifugio sicuro. Il 21 dicembre si fa sempre più vicino e le persone che credono nella profezia sono sempre più allarmate. Dove rifugiarsi? Cosa fare? Per chi non fosse riuscito a prenotare un posto a Bugarach, la località francese che secondo molti sarà al sicuro dall'Apocalisse, c'è l'alternativa del monte Rtanj, in Serbia. Situato nella catena dei Carpazi, sarebbe un luogo mitico e leggendario: l'aria, il cibo e le piante medicinali di questa zona  avrebbero proprietà benefiche e magiche. Inoltre, secondo gli adepti della new age, la struttura piramidale della montagna sarebbe stata lasciata in eredità dagli alieni migliaia di anni fa e pare che possa proteggere gli abitanti delle vicinanze grazie ad un potente campo di forza. Come per Bugarach, anche per i paesi a ridosso del Rtanj le richieste di prenotazione non si sono fatte attendere: in un solo giorno almeno 500 persone - evidentemente convinte che l'Armageddon arriverà - hanno cercato di accaparrarsi una camera.

Insomma, il panico sta prendendo piede, per lo meno in chi crede alla profezia. In Russia e in Cina si sono registrate vendite record di candele e beni di prima necessità, negli Stati Uniti di bunker e le località considerate immune dalla fine del mondo sono state prese d'assalto. Nel frattempo dall'altra parte del mondo, proprio nella terra dei Maya, in Messico, ci si sta preparando al più grande evento del secolo: il 21 dicembre 2012 è infatti considerato l'inizio di una nuova era - come vuole l'interpretazione corretta del calendario maya - non la fine di tutto. In ogni regione del paese è previsto l'arrivo di milioni di turisti che assisteranno a celebrazioni, fuochi d'artificio, concerti e altri spettacoli in più di tre dozzine di siti archeologici. Oltre al Messico, i festeggiamenti per la nuova era si terranno in Belize, Guatemala, El Salvador e Honduras. In altre parole, che ci crediate o no, la profezia dei Maya si traduce in un enorme e globale business.

Come prepararsi alla fine del mondo? Leggi il diario di Gaia: 29 anni e una missione, sopravvivere alla fine del mondo profetizzata dai Maya. Ha tempo fino al 21 dicembre per scoprire tutto quello che può sulla fine del mondo, capire cosa c'è di vero e, in caso di necessità, come mettersi in salvo.


Ecco tutte le precedenti puntate del suo diario:

1 dicembre: Facciamo il punto: a quale profezia credere

2 dicembre: Fine del mondo, tutte le teorie (e le smentite)

3 dicembre: Prenoto un viaggio a Bugarach, il paese dove il mondo non finirà

4 dicembre: Provo a entrare in contatto con un vero Maya! Cosa ne pensano i discendenti della profezia?

5 dicembre: Provo a costruirmi un bunker! Ma quanto costa...


6 dicembre: Ho trovato qualcuno che si prepara seriamente alla fine del mondo!

7 dicembre: Preparo il mio kit di sopravvivenza per la fine del mondo

8 e 9 dicembre - Gli asteroidi sono pericolosi?

10 dicembre - Nibiru, il pianeta della fine del mondo

11 dicembre - Trovare posto nei bunker di Las Aguilas

Nel tempio maya dove è scritta la profezia dell'apocalisseIl tempio di Comalcalco, in Messico, è considerato l'ultimo avamposto settentronale dei Maya, oltre quel luogo non si trovano più segni di questa antica civiltà. Ma soprattutto è celebre perché qui è stato trovato quello che potrebbe essere un secondo riferimento alla profezia maya sull'apocalisse nel dicembre del 2012. La scritta in questione, che si trova su un volto scolpito su un mattone, è stata portata in un istituto per essere studiata. Ma questo non è l'unico elemento che rende unico il sito archeologico di Comalcalco, nello stato di Tabasco. Grazie alla particolare progettazione architettonica, battendo le mani, si sente un'eco che richiama il verso delle rane. "Un modo per richiamare Chaac, il dio della pioggia", ha spiegato l'archeologo responsabile del sito. Altra unicità è la costruzione del tempio, che si trova in una zona priva di cave, come spiega l'archeologo Benito Jesus Venegas. "Comalcalco è un punto di riferimento nel mondo dei Maya, è costruito con mattoni realizzati con una tecnica particolare di fabbricazione dovuta alla mancanza di materiali della zona". Le tombe di Comalcalco poi hanno fatto luce sui riti funebri e il modo in cui i Maya concepivano la morte: una nuova forma di vita, un confine che doveva essere oltrepassato per ricongiungersi con la natura

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