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James Holmes e la strage di Denver: negli Stati Uniti è polemica sull’informazione

James Holmes (Reuters)La strage di Aurora e le prime immagini del killer James Holmes in tribunale hanno riacceso il dibattito negli Stati Uniti sulle modalità di informazioni: dare ampio spazio alla notizia con dovizia di particolari o soprassedere citando l'essenziale? Se da un lato c'è la propensione alla spettacolarizzazione e la smania della "notizia" dei mass media per attirare i lettori, dall'altra c'è addirittura il rischio di istigare involontariamente l'emulazione di atti violenti.

Denver: verità e leggende di una strage

A stabilirlo è uno psichiatra forense statunitense, che già nel 2009 durante una trasmissione televisiva divulgò cinque regole per i mezzi di informazione finalizzate ad evitare l'emulazione: non cominciare a raccontare la storia con le sirene in sottofondo, non pubblicare fotografie del killer, non coprire l'evento 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, fare in ogni modo per non fare diventare la conta dei morti l'argomento principale e localizzare la storia il più possibile, per la comunità che è coinvolta, e renderla quanto più noiosa per tutti gli altri.

L'arsenale di James Holmes: vai all'articolo

In altre parole, scoraggiare l'attenzione sull'avvenimento violento e non dare eco alla vicenda. Anche la CNN ha pubblicato una lista di consigli utili per trattare le vicende drammatiche come la strage di Aurora con i bambini ("aspettare che siano grandi", di indubbio buon senso). La bulimia di informazione che si scatena attorno a fatti di portata così tragica rischia di creare allarmismi inutili, questa è la tesi di molte testate americane. Di diversa opinione è ad esempio il The Atlantic Wire, che sostiene con convinzione la tesi secondo cui è un dovere per le testate giornalistiche informare e approfondire argomenti scottanti.

James Holmes, le prime parole dal carcere dopo la strage di Denver

Così Jen Doll spiega nel suo articolo: "Abbiamo bisogno di informazioni. Abbiamo bisogno di vedere che cos'è il "male" [...]. Abbiamo bisogno di sapere che il suo cognome è "Holmes", che è un ragazzo americano, che non possiamo che incolpare noi stessi, in questi Stati Uniti, anche se quello che ha fatto si avvicina molto ad un atto di terrorismo. Dobbiamo conoscere i fatti, non solo perché sono accaduti realmente, ma perché c'è un valore nel sapere quali sono gli stereotipi del male. [...] Per quanto sia doloroso, dobbiamo guardare i volti delle persone che compiono gesti orribili e imparare una lezione. Se non conosciamo il suo nome, la sua storia, ciò che è successo, come possiamo evitare che accada di nuovo?". Forse un'argomentazione un po' pretestuosa, ma i sostenitori della notizia "sempre e comunque" al momento sembrano averla vinta: parlare dell'inopportunità dell'eco data alla strage di Aurora equivale, già di per sé, ad amplificare ulteriormente la notizia.

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