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L’uomo discende dagli squali?

Foto di Jason Smith.Università di ChicagoSecondo un recente studio dell'Università di Chicago l'uomo deriva dai pesci: il nostro progenitore potrebbe essere uno squalo. Lo studio che sta ribaltando le conoscenze sulle origini della razza umana, si basa sul ritrovamento di un teschio di un pesce di 290 milioni di anni - l'Acanthodes bronni - che risale quindi all'era paleozoica. Una scoperta fondamentale per ricostruire l'evoluzione dei vertebrati sulla Terra, dicono gli esperti. Sì, perché fino ad oggi c'è stata molta confusione circa la collocazione dell'Acanthodes nella storia - molto complessa - dei vertebrati. "Il nostro lavoro ci sta dicendo che i primi pesci ossei sembrava più o meno come gli squali, e non viceversa", spiega Michael Coates, professore di biologia e anatomia.

Il gruppo dei gnatostomi, di cui fa parte l'Acanthodes, comprende decine di migliaia di specie di vertebrati: pesci, squali, uccelli, rettili, mammiferi ed esseri umani. Tuttavia si sa molto poco di specie come le mante o gli squali bianchi e mancano ancora degli anelli per definire in modo completo la catena evolutiva. Per questo lo studio condotto dal team del Dott. Coates è rivoluzionario: si basa sull'analisi in 3D del cranio, che permette di comprendere l'anatomia delle mandibole, dell'apparato digestivo, circolatorio e uditivo. "La zona del cranio è molto meglio di bilance, denti o spine della pinna, perché da solo fornisce un segnale sconcertante di relazioni evolutive. Questo studio ci mostra importanti transizioni della storia della vita, fornendo una nuova finestra nella sequenza di cambiamenti evolutivi durante la prima evoluzione dei vertebrati", continua Coates. Utilizzando più di 100 caratteri morfologici, i ricercatori hanno evidenziato un'enorme somiglianza del Acanthodes con i primi pesci mascella. Una sorta di antenato dello squalo bianco, per intenderci. E dell'uomo.

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