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Marvin Wilson giustiziato in Texas nonostante il ritardo mentale

Marvin Wilson (AP) Marvin Wilson, 54 anni, è  stato giustiziato tramite iniezione letale alle ore 18:27 del 7 agosto scorso nella prigione di Huntsville, in Texas. Le sue ultime parole sarebbero state: "Abbracciate mia madre e ditele che le voglio bene. Portami a casa Gesù, portami a casa Dio".

I suoi avvocati avevano chiesto la commutazione della pena sulla base del suo basso quoziente intellettivo, valutato con un punteggio di 61, quando la soglia per l'infermità mentale è considerata 70. Nel 2002, infatti, con la sentenza Atkins v. Virginia, la Corte Suprema Federale aveva stabilito il divieto dell'esecuzione di condannati con ritardo mentale, lasciando però ai singoli stati il compito di dare applicazione alla sentenza.

Il Texas non ha ancora varato una legge in proposito, limitandosi a far emettere, nel 2004, dalla Corte degli Appelli Criminali delle linee guida fondate sull'idea che non a tutti i condannati a morte con ritardo mentale sarebbe stata applicata la sentenza Atkins, ma solo a quelli per cui il ritardo sarebbe stato tale da trovare d'accordo i cittadini texani nell'esonerare la persona dall'esecuzione.
Il ritardo mentale di Marvin Wilson, certificato da un neuropsichiatra nominato dal tribunale, non è stato considerato quindi tale da giustificare la commutazione della pena da parte della Corte per gli Appelli del quinto circuito, che un anno fa ha così giustificato la conferma dell'esecuzione: "altri potrebbero giungere a conclusioni differenti sul ritardo mentale di Wilson, sulla base delle stesse prove fornite a questa Corte".

Senza neanche entrare nel merito del fatto se la pena di morte sia giusta o meno, questo significa che in uno stato come quello del Texas, che detiene il record di esecuzioni capitali negli USA e in cui questa pratica viene spesso pubblicizzata a fini elettorali e politici, la decisione sulla vita o la morte di un condannato sembra quindi in balia dell'aleatorietà e della possibilità più che della legge.
Marvin Wilson, che a detta di familiari e conoscenti aveva difficoltà anche a compiere gesti molto semplici come allacciarsi le scarpe, contare il denaro e falciare il prato, era stato condannato per l'omicidio, nel 1992, di un informatore della polizia, il ventunenne Jerry Robert, che l'aveva indicato alla polizia come spacciatore di droga. Condanna decisa sulla base della dichiarazione della moglie del suo complice Terry Lewis, condannato invece all'ergastolo, che ha sostenuto di aver raccolto l'ammissione di colpevolezza direttamente dall'interessato. Di fronte ai giudici, Marvin Wilson si è però sempre dichiarato innocente.

La notizia raccontata da Al Jazeera


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