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Il premio milionario che nessuno riesce a vincere

Mohammed "Mo" Ibrahim nel 2009L'Ibrahim Prize for Achievement in African Leadership è un riconoscimento per il miglior risultato di leadership africana ideato dal milionario sudanese Mohammed "Mo" Ibrahim, magnate dei telefoni cellulari trapiantato a Londra. Un'iniziativa che lo ha reso celebre presso i governi africani e che mette in palio ogni anno 5 milioni di dollari rateizzati in dieci anni - più 200 mila dollari l'anno di vitalizio dopo i dieci anni - per il leader politico del continente che si distingue grazie ad un operato politico ineccepibile. L'eccellenza in tema di governi, infatti, è secondo l'imprenditore l'unica via d'uscita per un paese considerato ancora "terzo mondo": "L'Africa è un continente ricchissimo, non abbiamo scuse per la nostra povertà. Il problema dell'Africa non è che mancano i fondi. Mancano i governi. Senza una buona governance non andremo da nessuna parte".

All'Ibrahim Prize, promosso dalla Mo Ibrahim Foundation nel 2006, possono partecipare ogni anno solo i leader politici eletti democraticamente, che abbiano concluso il loro mandato nei tempi costituzionalmente stabiliti e abbiano dimostrato di saper eccellere nella gestione politico-amministrativa del proprio paese. Tuttavia, in sei anni, il premio è stato assegnato solo tre volte:  i vincitori sono stati gli ex presidenti di Mozambico (Joaquim Chissano), Botswana (Festus Mogae) e di Capo Verde (Pedro Pires), mentre a Nelson Mandela è andato il premio onorario della prima edizione nel 2006. Quest'anno non è stato possibile trovare un candidato in grado di soddisfare tutti i requisiti di qualità richiesti e l'Ibrahim Prize si conferma così come un premio molto ambito e di assoluto pregio. Si pensi che solo per la nomination è stato creato un indice composto da 86 criteri per ciascuna delle 54 nazioni africane, che misura l'efficienza dei governi nel mantenere la sicurezza, il rispetto delle leggi, i diritti civili, la libertà economica e la promozione sociale.

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L'Angola di fronte alla "maledizione dell'oro nero"Luanda (TMNews) - È un ossimoro sociale, una cruda contraddizione in termini comune a molti paesi del Terzo mondo. L'Angola è il secondo più importante produttore di petrolio dell'Africa e la terza economia del continente. Eppure oltre metà della sua popolazione è costretta a vivere alle soglie della fame. A Luanda, la capitale, per esempio il 91% della popolazione non ha l'acqua corrente: "Qua non abbiamo l'acqua nelle case e dobbiamo venire fin qui per fare provvista". Eppure l'Angola esporta due milioni di barili di greggio al giorno e secondo le stime sta per superare la Nigeria come maggior produttore africano. Ma le statistiche ingannano. "Malgrado il Pil si aggiri tra i 4 e 5.000 dollari a testa, questi dati non descrivono la situazione del paese. Si è scavato un gigantesco gap tra ricchi e poveri. Il coefficiente di Gini, la misura della diseguaglianza della distribuzione, è tra i più alti del mondo". Per alcuni si tratta di un effetto collaterale dell'industria petrolifera che impiega meno dell'1% della forza lavoro totale mentre i profitti entrano nelle tasche di una minoranza di superricchi che vivono in un'enclave che somiglia a una versione africana di Saint-Tropez. Dove possono godersi i ristoranti del lungomare di una delle città più care del mondo. I better off possono permettersi di essere ottimisti. "L'Angola non si costruisce in un giorno. Ci vuole tempo ma il presidente sta facendo un ottimo lavoro per permettere al paese di riprendere a correre dopo la guerra". Ma per il resto della popolazione, la questione appare più problematica. La cosiddetta "maledizione dell'oro nero" deposita nella casse del paese ampie riserve di denaro mentre milioni di angolani sono costretti a sopravvivere con meno di due dollari al giorno. (Immagini Afp)

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