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Nel mondo c’è più pace

Global Peace Index 2012Buone notizie per il mondo: la pace è in aumento. Lo sostiene l'Institute for Economics and Peace che ogni anno conduce il Global Peace Index, uno studio che ha lo scopo di monitorare la pace nel mondo. I fattori determinanti per classificare pace e pericolosità di un paese sono ben 23, tra cui il numero di conflitti bellici e sociali, di omicidi, l'importazione di armi e la percezione della criminalità nella società. La medaglia d'oro del 2011 va all'Islanda, seguita da Danimarca e Nuova Zelanda; le nazioni più pericolose sarebbero invece Somalia, Afghanistan e Sudan, insieme all'area del Medio Oriente. Ma il dato più rilevante è quello che vede l'aumento generale, rispetto al 2010, della pace.

La mappa segnala con colori differenti i paesi più pacifici, suddivisi in livelli crescenti da 1 a 5. Fatta eccezione per alcuni paesi di cui non sono pervenuti i dati, è interessante mettere a confronto (come ha fatto l'Economist) i valori dal 2007 al 2011 per avere la percezione di come e quanto siano cambiati gli status pacifici negli ultimi quattro anni. Come nel caso gli Stati Uniti, che nel 2007 erano meno pacifici della Cina e ora si sono allineati al secondo livello; o come nel caso della Gran Bretagna, partita come uno dei paesi dell'Europa Occidentale più pericolosi e arrivata ad essere uno dei più pacifici. Per il continente africano e asiatico si è registrato un aumento se non di pace almeno di dati pervenuti, visto l'aumento considerevole si stati di cui sono giunti i dati per effettuare la ricerca.

Per l'Italia bollino rosso: rimane in fondo alla classifica - allo stesso posto dal 2007 - per la percezione della criminalità, la facile accessibilità alle armi e il potenziale militare. E dire che del nostro esercito vengono sponsorizzate le missioni di pace.

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