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Pussy Riots: al via il processo, rischiano 7 anni

Le Pussy Riots in aulaÈ iniziato a Mosca il processo che vede protagoniste tre componenti del gruppo tutto al femminile delle Pussy Riots, la band punk-rock russa femminista famosa per la linea provocatoria e anti-Putin. Dietro le sbarre dell'aula del tribunale Maria Alyokhina, di 24 anni, Nadezhda Tolokonnikova, 22, e la 29enne Yekaterina Samutsevich sono apparse serene, nonostante si trovino in carcere da sei mesi e due di loro non abbiano ancora visto i rispettivi figli dall'inizio della detenzione. L'accusa contro di loro è di "atti di teppismo motivato da odio religioso o di ostilità": cantarono sull'altare riservato agli ecclesiastici della Cattedrale ortodossa di Cristo Salvatore una canzone contro Putin, invocando la "Santa Madre Beata Vergine" e pregandola di "cacciare via Vladimir Putin", con il loro classico look composto da vestiti e passamontagna colorati. L'episodio costò loro l'incarcerazione preventiva, prima ancora che venisse stabilita la data del processo, a sei mesi di reclusione e da allora le ragazze si sono sempre dichiarate innocenti, rivendicando il loro gesto come un atto di protesta e dissenso.

A processoI primi di luglio vengono avvisate di preparare la loro linea difensiva per il giorno del processo che si sarebbe svolto da lì a pochi giorni. Le giovani minacciano lo sciopero della fame per i tempi palesemente troppo stretti e la Corte prolunga di altri sei mesi la loro detenzione. In Russia l'episodio ha diviso in due l'opinione pubblica. Se da una parte le autorità religiose e molti fedeli si dicono indignati per l'accaduto e appoggiano la linea dura perpetrata finora, dall'altra numerosi ortodossi, cattolici, credenti di altre religioni e atei - nonché i fans della band - hanno presentato una petizione presso Patriarca Kirill, in cui chiedono al capo della Chiesa ortodossa russa di difendere le ragazze e riconoscere i loro diritti umani e civili. Sul fronte delle organizzazioni internazionali, le prime a muoversi in difesa delle artiste sono state l'Unione di solidarietà con i prigionieri politici (la Spp) e Amnesty International, che hanno denunciato l'estrema gravità del trattamento riservato alle Pussy Riots, definite "prigioniere di coscienza". Tuttavia il primo ministro russo Dmitri Medvedev non la pensa così: "In certe condizioni politiche, tale attività avrebbe potuto finire molto tristemente per quelli che agiscono dentro le mura di una chiesa". E, al momento, il rischio di condanna a sette anni di reclusione non sembra concedere margini di clemenza.

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