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Vita su Marte, la macchia del rover Curiosity

Immagine di Marte con la macchia misteriosa all'orizzonte (Reuters)

Il rover Curiosity, atterrato su Marte il 6 agosto scorso, sta inviando alla Terra le prime incredibili immagini del Pianeta Rosso. Tra quelle giunte già nei primi minuti successivi all'atterraggio, una soprattutto ha suscitato un certo dibattito sulla Rete per la presenza di una grossa macchia all'orizzonte, simile a uno sbuffo di fumo. L'immagine è stata scattata da un apparecchio chiamato Hazcam, montato sul retro del robot e quello che ha scatenato le fantasie degli appassionati sul web è il fatto che due ore dopo, quando Curiosity ha fotografato lo stesso punto e inviato le nuove immagini al satellite, la macchia non c'era più.

Immagine di Marte senza più la macchia misteriosa (Reuters)

L'ipotesi che viene maggiormente sostenuta in giro per il web è che Curiosity, che è atterrato in modo autonomo, non guidato dalla Terra e quindi senza che gli scienziati potessero decidere dove e quando orientarlo e scattare le prime immagini, sia riuscito, con una velocità di scatto di 200 millisecondi, a riprendere l'impatto col suolo della navicella che lo trasportava, avvenuto, come previsto, a distanza di sicurezza. Ma un ingegnere della NASA, interpellato dal Los Angeles Times, tende a considerare la cosa improbabile, se non addirittura impossibile da un punto di vista statistico. Verosimilmente, sostiene, la macchia non è altro che polvere sull'obiettivo, sparita dopo due ore per via dell'azione dei sistemi di rimozione della polvere, i "tergicristalli" di Curiosity, o al massimo potrebbe essere un devil dust (un diavolo di sabbia), fenomeno meteoreologico tipico dei territori secchi e desertici, come in effetti è quello marziano.

Immagini scattate da Curiosity prima e dopo la pulizia dell'obiettivo (Reuters)

La sagoma fotografata da Curiosity potrebbe essere lo Sky Crane, ecco dove si trova sulla mappaMartedì mattina però, gli scienziati hanno ricevuto una nuova foto dal satellite, dalla quale era possibile ricostruire dall'alto la cosiddetta "scena del crimine" e quindi la posizione di atterraggio delle diverse parti che hanno portato Curiosity sul suolo di Marte, compresa l'ultima, la navicella denominata Sky crane, la cui posizione a circa 2000 piedi di distanza dal rover sarebbe effettivamente compatibile con il punto fotografato dalla sua Hazcam. Michael Watkins, mission manager di Curiosity, non esclude la cosa e dice che, anche se di scarso valore scientifico, sarebbe un evento inaspettato e incredibilmente "cool".

Insomma, come nella migliore delle tradizioni, il dibattito sulla reale natura della macchia presente in quella prima foto scattata su Marte è quindi destinato a continuare e ad alimentarsi sui blog e sulle riviste specializzate.

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