Gossip di Palazzo

Berlusconi al processo Ruby

Striscioni pro Berlusconi fuori dal tribunale di Milano (LaPresse)Silvio Berlusconi si è presentato a sorpresa in tribunale a Milano al processo di cui è imputato per concussione e induzione alla prostituzione minorile. Dopo essere stato rinviato a giudizio con rito immediato il 15 febbraio del 2011, il processo è giunto alla seconda udienza. Al momento ancora nessuna testimonianza per il Cavaliere, pare si tratti solo di una "visita" per vedere l'aria che tira. Le prime dichiarazioni rilasciate alla stampa riportano il suo sfogo e le sue accuse a un processo che ritiene essere una "sceneggiata indegna": "Questo processo è una grande operazione mediatica di diffamazione contro il presidente del Consiglio. Sono venuto qui a sentire questa sceneggiata". Berlusconi dimentica di preporre "ex" davanti a Presidente del Consiglio". Cose che accadono.

Poi risponde alle domande circa il suo rapporto con le ragazze implicate nel caso: "Sto mantenendo queste ragazze che sono state diffamate per sempre da questa Procura, che hanno la vita rovinata, che hanno perso i fidanzati e forse non ne troveranno altri, che hanno perso il lavoro, e anche i genitori di alcune di loro hanno dovuto chiudere. Mi sento responsabile perché il loro unico torto è stato quello di accettare un invito a cena a casa del presidente del Consiglio. Questa è una sceneggiata indegna. Uno scandalo". E c'è di più: l'ex premier conferma i travestimenti delle giovani durante le cene a villa Arcore (da poliziotte, suore e infermiere), sostenendo si trattasse di un'ingenua gara di burlesque. Senza considerare che, di fatto, l'arte del burlesque si basa su tutt'altro tipo di travestimenti. Ma tant'è. Berlusconi continua a parlare di "cene galanti", seguite da danze e spettacoli nella ex discoteca dei suoi figli, in un clima di "gioiosita', serenita' e simpatia".

L'atmosfera è quasi surreale, i tempi si scandiscono tra pause-intervista dell'ex premier e le domande incalzanti di Ilda Boccassini e Giorgia Iafrate - il commissario che affidò la minore (all'epoca dei fatti) Ruby nelle mani di Nicole Minetti e non la trattenne nei locali di via Fatebenefratelli a Milano come invece avrebbe voluto il pm dei minori Annamaria Fiorillo - che ribatte parola per parola, interrompe, replica il pm. Era dai tempi dei grandi processi anni '90 che non si vedeva un tale pathos e una battaglia legale all'ultimo colpo in un'aula di tribunale.

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