Gossip di Palazzo

Il piano di emergenza di Berlusconi: lasciare il Pdl a Marina

(Foto LaPresse)

Le cose per Silvio Berlusconi non si stanno mettendo bene: la condana in primo grado per il Ruby-gate, il Processo Mediaset che si dovrebbe concludere con tutta probabilità prima della prescrizione (prevista per l'estate 2014) e a meno di clamorose sorprese il terzo grado di giudizio confermerà la condanna. Compresa l'interdizione dai pubblici uffici che lo eliminerebbe dalla vita politica. Uno scenario che spaventa il Cavaliere, che sta provando in tutti i modi a correre ai ripari.

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Se però tutte le sue carte di riserva non dovessero funzionare, rimane solo un piano d'emergenza da mettere in atto: lasciare tutto alla fidatissima figlia Marina Berlusconi, presidente di Mondadori. Lei nega, ma l'ipotesi sembra valida. E in questo tutto è compresa anche la guida del Pdl. Il Cavaliere evidentemente non si fida delle capacità politiche di nessuno dei suoi, e soprattutto teme di non avere più voce in capitolo una volta passata la mano.

Per queste ragioni, prende sempre più piede l'idea, che circola già da un po' di tempo e che è stata rilanciato dal potente faccendiere Bisignani, che la presidenza del Pdl possa passare da padre in figlio, come già è avvenuto per le aziende di Berlusconi, distribuite di fatto tra Marina e Piersilvio. Ma perché la scelta è caduta sulla figlia? A suo favore gioca l'essersi schierata più e più volte in difesa del padre, l'ultima circa un mese fa quando accusò i magistrati di aver "vivisezionato in modo morboso la vita di mio padre per creare una fiction. Il processo Ruby è una farsa". Mentre da parte di Piersilvio si è spesso registrato un gran silenzio.

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Non solo: Piersilvio ha più volte detto di non essere per niente interessato alla politica, a differenza della presidente di Mondadori. Ma che cosa attende a Marina Berlusconi? Se davvero dovesse prendere la guida del Popolo delle Libertà non avrà vita facile, per numerose ragioni. La prima è la diffidenza da parte degli attuali vertici del Pdl: tutti sono in attesa del dopo Berlusconi nella speranza che il partito diventi più democratico e aperto; e in cui il leader venga scelto attraverso un congresso, se non addirittura attraverso le primarie. Una decisione di tipo dinastico non sarebbe ben accolta.

Lo dimostra anche il fatto che quando il Cavaliere era in difficoltà (dopo le sue dimissioni per fare strada a Mario Monti), molti nel Pdl ne avevano approfittato per iniziare la gara alla successione, senza che nessuno parlasse in favore di Marina Berlusconi, che nel partito non ha mai avuto un ruolo.

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A questo si aggiunge il carattere di Marina, molto diverso da quello del padre. Se Berlusconi si è sempre fatto benvolere dai suoi, difficilmente la cosa potrebbe riuscire alla figlia, nota per essere una dura poco incline ad accettare i tanti compromessi che la guida di un partito impone. E poi, come reagirebbero le amazzoni berlusconiane come Daniela Santanché e Michaela Biancofiore a vedere il partito del loro amatissimo leader passare nelle mani di un'altra donna?

Insomma, se Marina dovesse ereditare il partito, erediterebbe anche numerosi guai. Compreso quello del conflitto d'interesse: la 47enne manager è infatti alla guida dell'impero Mondadori, editrice di numerose riviste sempre schierate dalla parte del padre. Una volta scesa in politica, probabilmente da molte parti le verrebbe chiesto di lasciare tutto, ma non si sa cosa ne pensi lei a riguardo.

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