Gossip di Palazzo

Mario Monti: con governo precedente spread a 1200

Lo spread è stata la molla con cui si è convinto Berlusconi a "farsi da parte" e ha permesso l'instaurarsi del governo Monti. In nome dello spread sono stati chiesti (e ottenuti) enormi sacrifici agli italiani, negli ultimi mesi. Lo spread ancora alto, nonostante le varie riforme messe in atto, ha dato il pretesto a Berlusconi stesso di poter tornare nell'arena politica e proporsi di nuovo come candidato alla guida del paese perché, dice lui, se continua a non scendere, evidentemente non dipendeva dal suo operato. E lo spread è ancora oggi all'origine dell'ennesima polemica tra Monti e il PDL.
Tutto nasce da un'intervista del premier al Wall Street Journal, in cui, in mezzo ad altre dichiarazioni destinate a far discutere come quella sulla concertazione (usata in modo troppo estensivo in passato, secondo Monti), ha dichiarato: "Se il precedente governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a 1200 o qualcosa di simile".

Immediata la replica di Fabrizio Cicchitto, capogruppo PDL a Montecitorio: "Abbiamo l'impressione che il presidente Monti dovrebbe avere una maggiore sobrietà nelle sue interviste a giornali esteri. Capiamo che gli può risultare sgradito il fatto che il saliscendi degli spread sta avvenendo anche durante il suo governo e che ciò può averlo innervosito, ma questo non giustifica una provocazione tanto inutile quanto stupida che rinviamo al mittente"

La palla passa quindi di nuovo a Palazzo Chigi, da cui arriva una precisazione abbastanza in linea con il classico "sono stato frainteso" che ha imperversato durante il governo Berlusconi: "Non c'è alcuna intenzione polemica nei confronti del passato esecutivo", i 1200 punti di spread sarebbero infatti solo una stima che deriva "da una proiezione degli effetti della speculazione sul nostro paese se non si fossero dati segni di discontinuità con il passato" infatti "è noto che lo spread in sei mesi era salito dai 150 punti base di maggio ai 550 di novembre".

Precisazione che evidentemente non ha convinto il maggiore partito del precedente governo, che, durante la discussione in corso alla Camera sulla spending review (e su cui è stata posta la trentaquattresima fiducia dell'era Monti) ha messo in atto la sua ripicca (o, per usare una terminologia più sofisticata, ha mandato un segnale all'esecutivo) votando contro a un'ordine del giorno sulla sicurezza e facendo mancare la maggioranza. Gesto che non ha comunque impedito al governo, ovviamente, di incassare anche quest'ennesima fiducia, imposta su un altro provvedimento delicato come quello sulla revisione della spesa pubblica.

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