Gossip di Palazzo

Pdl: stipendi a rischio, non ci sono più soldi

LaPresseIl Pdl è a corto di soldi e di idee. È questo il bilancio a pochissimo dalle primarie: un partito con almeno dieci candidati, il caos come filo conduttore e le casse semi vuote. Lo ha annunciato il tesoriere del partito Rocco Crimi: "Ci sono soldi solo fino a marzo" e lo racconta Repubblica nell'articolo a firma di Francesco Bei. Il che si traduce in un taglio del 30% su tutte le spese da qualche mese a questa parte, dai quotidiani per gli addetti stampa agli sms dei dipendenti. Eppure il Pdl costa ancora la bellezza di 17 milioni di euro l'anno, un milione e mezzo di euro al mese: sul bilancio pesano 210 dipendenti, che la prossima primavera rischiano di non vedere lo stipendio, l'affitto di una novantina di sedi ed il costo di 200 utenze telefoniche. Per non parlare delle spese correlate, quali i servizi di pulizia e sicurezza, i sondaggi, gli spostamenti e la tv di Michela Brambilla (chiusa per flop clamoroso) che da sola ha prodotto un buco di 30 milioni di euro nei conti del Pdl. Berlusconi e i suoi non si sono fatti mancare nulla: persino i maggiordomi di Palazzo Grazioli a Roma avevano vitto e alloggio gratis.

Per farla breve, il partito tra qualche mese rischia di non riuscire a pagare nemmeno le bollette di luce e gas. Colpa della poca lungimiranza, del taglio dei rimborsi ai partiti e forse anche della sentenza Mondandori, quei 500 milioni che incombono come una spada di Damocle sulla testa di Berlusconi, da sempre principale finanziatore del partito. A infierire sul buco milionario ci si mettono anche gli stessi pidiellini ed è sempre Crimi a lanciare l'allarme: dal 2009 a oggi almeno il 21% degli eletti non ha versato la quota dovuta al partito, per un totale di altri 5 milioni di ammanco. L'unica soluzione trovata finora sarebbe quella di aumentare da 2 a 3 euro il contributo che verrà chiesto a chi vota alle primarie. In altre parole, un autofinanziamento che va ad attingere per l'ennesima volta dalle tasche degli italiani.

Un anno senza Berlusconi, il 12 novembre 2011 le dimissioni Milano, (TMNews) - Un cambio della guardia, quello tra Silvio Berlusconi e Mario Monti che, un anno fa, nella morsa della crisi e delle pressioni internazionali, si sono passati il testimone a palazzo Chigi. Un momento storico che, con le dimissioni da premier del 12 novembre 2011, secondo tutti i commentatori metteva fine alla lunga e controversa carriera politica di Berlusconi, dal trionfo elettorale del 1994 a quello del 2008, fino all'addio, accompagnato dai sorrisi al proprio successore tecnico.

Sorrisi che Berlusconi ha usato anche come proprio marchio di fabbrica, insieme all'ottimismo, pure nei momenti più difficili di una crisi che molti ritengono lui abbia colpevolmente sottovalutato.

Tra predellini, più o meno efficaci e disavventure giudiziarie, l'ex premier ha suscitato grandi odii e grandi passioni, portando a una personalizzazione della politica che Mario Monti ha poi cercato di smorzare. In questo clima, non sempre facile, la strana coalizione di Pdl, Pd e Udc ha sostenuto e continua a sostenere il governo tecnico, ma i sorrisi della prima ora tra Berlusconi e Monti hanno lasciato il passo a critiche anche molto dure alle politiche del nuovo esecutivo, come in occasione di una conferenza stampa di fine ottobre.

Altre prese di posizione di Belusconi hanno fatto pensare a una sua volontà di tornare in campo, ma lui stesso smentisce. In attesa di nuovi sviluppi e delle elezioni politiche della prossima primavera.

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