Gossip di Palazzo

Le vacanze di Gianfranco Fini con la scorta. Ma chi la paga?

Gianfranco Fini di nuovo nel mirino di Libero

Il quotidiano Libero torna a scagliarsi contro Gianfranco Fini, reo di approfittarsi dei soldi pubblici per pagare la scorta in vacanza. Secondo il giornale diretto da Maurizio Belpietro, infatti, il presidente della Camera avrebbe provveduto a prenotare nove stanze d'albergo per le sue ferie a Orbetello dedicate alla scorta, che sarebbero oltretutto rimaste vuote per gran parte del tempo. Un totale di circa 80 mila euro per poco più di due mesi di soggiorno, dal 1° luglio al 15 settembre. Titoloni dai toni scandalistici ("Libero scova Fini") e toni accusatori, che tanto ricordano la vicenda della casa a Montecarlo, quando lo stesso quotidiano denunciò il presunto scandalo di un appartamento intestato al cognato di Fini con denaro di dubbia provenienza.

Immediata la reazione di Anna Maria Cancellieri, che ha già chiesto al capo della Polizia "un'approfondita relazione sulle modalità del dispositivo di sicurezza predisposto". Il leader di Fli si dichiara estraneo ai fatti e sembra non darsi pena: "Dal giorno in cui sono stato eletto Presidente della Camera ad oggi non ho mai chiesto, né tanto meno ho mai usufruito di servizi diversi, e men che meno privilegiati e di favore. Ho preventivamente informato di questa nota il ministro degli Interni, dottoressa Cancellieri, che ringrazio per la sensibilità dimostrata, e ho dato mandato, a tutela della mia onorabilità, di adire le vie legali nei confronti di Libero".

I finiani gridano allo scandalo e Italo Bocchino insinua la tesi complottista, quella derivante dalla rottura mai risolta tra Berlusconi e Fini: "È l'inevitabile conseguenza del ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Sorprende anche che a guidare la nuova campagna diffamatoria sia lo stesso Maurizio Belpietro scortato a spese dei contribuenti e la cui scorta fu protagonista di un falso attentato che doveva servire alla promozione della sua scorta e quindi all'aumento dei loro stipendi". Una diatriba che sembra non avere fine, anche se - a differenza del 2010 - il Pdl non cavalca l'onda dello scandalo. Almeno per ora.


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