Rumori nei film, i meno realistici

La fragorosa caduta di un fulmine. L'inquietante sonaglio di un serpente. Il mitragliare dei click di una macchina fotografica. Sono solo tre esempi di suoni che chiunque ha in testa con estrema chiarezza, complice la loro frequenza sugli schermi cinematografici. Ma si tratta di suoni reali? Sperando che siano davvero pochi coloro che abbiano avuto la ventura di scoprire come fa un serpente a sonagli — ma se lo ricordano, vuol dire che è andata bene —, la maggioranza sarà sicuramente in grado di affermare che si tratta di effetti sonori quantomeno amplificati.

Lo racconta anche questo video, che passa in rassegna una decina di suoni definiti senza troppe remore "irrealistici". E' una carrellata illuminante e divertente, che ci ricorda come i tasti del computer non producano quel rumore così ossessivo (e meno male, se no finiremmo le nostre giornate con emicranie lancinanti), che il gesto di chi pratica arti marziali non sposta l'aria come il passaggio di un caccia militare, che i colpi di pistola sono molto più secchi di quanto si ascolti al cinema. E che i colpi di due pugili sul ring non fanno tutto quel chiasso.

L'irrealismo di certi suoni è, tutto sommato, una parte del fascino del cinema. Davanti a uno schermo, anche quando viene raccontata una storia vera, ci aspettiamo comunque stimoli suggestivi; se no, vedremmo un documentario. Un fascino che, nel caso specifico, è espresso da una delle figure più caratteristiche tra quelle che lavorano dietro le quinte, e il cui grado di artigianato artistico è tra i più elevati. Si tratta del rumorista, genio dalla cui lampada nascono quei suoni senza i quale un film non potrebbe uscire.

Il rumorista può decidere di affidarsi comunque alla realtà: non sono pochi coloro che compongono le proprie librerie di suoni girando per il mondo e captandone la voce. Armati di registratore, catturano il delirio del traffico cittadino, il fragore di un aereo che decolla, il latrare di un cane, il fruscìo delle fronde di un albero. Tuttavia, quel tocco che abbiamo visto dare fascino, seppur irreale, agli effetti sonori da utilizzare in un film nasce da accorgimenti concepiti in modo da sembrare "trucchi della nonna".

Uno tra i più noti riguarda il galoppo dei cavalli, una sequenza ritmica di tonfi intensi e sordi. A produrlo sono delle noci di cocco, spaccate a metà e battute a tempo su un tappeto di sabbia. Per evocare poi i rumori di una battaglia, un segreto è quello di fracassare a terra un'anguria e di spezzare canne di bambù.

Molti degli accorgimenti di questi artigiani del suono vengono dalla pratica sviluppata per i cartoni animati, dove i rumoristi di Walt Disney hanno fatto scuola. Stropicciare del cellophane significa accendere una fiammella; torcere le suddette canne di bambù è invece la voce di un falò. Una lattina piena di ghiaia scossa su e giù ci dice che sta passando un treno; e altrettanto ci dice lo strofinìo della testa di alcuni cavi su una lamiera ondulata. Il classico vento da "notte buia e tempestosa" nasce da una ruota con, ancora, dei cavi al posto dei raggi, e che viene fatta ruotare velocemente.

Un classicissimo effetto è quello della pioggia, ricreato affidandosi al principio con cui funzionano quei gadget etnici conosciuti appunto come "bastoni della pioggia". Solo che i rumoristi utilizzano un tamburo all'interno del quale sono tirate corde di pianoforte e sono contenuti pezzi di vetro. Girando il tamburo, i pezzi cadono sulle corde e fanno piovere.

Altro rimedio, infine, particolarmente usato è quello per il ruggito del leone. Qui ci si affida a una resina solida vegetale, la colofonia. Si tira una pelle su un barile, come a formare un tamburo; si lega al centro della pelle un pezzo duro di budello; si prende la colofonia, la si riveste di pelle e la si strofina sul budello.

E' quindi da una sapienza tutt'altro che tecnologica che nascono i suoni per il cinema. La tecnologia, però, arriva comunque. Un suono, una volta registrato, passa nel mixer del fonico. E' lui che, dettando i parametri dell'equalizzazione e giocando con echi, riverberi o altri effetti, dà la forma definitiva a ciò che poi si sente sullo schermo.

Ermanno Tancredi

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