Benvenuto presidente: Claudio Bisio fa il Peter Sellers de’ noantri [RECENSIONE]

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Benvenuto Presidente
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Claudio Bisio presidente della Repubblica? Non scherziamo. Non è il momento - per questo nostro disastrato Paese - di avere un capo dello Stato comico. Ahia, come non detto: uno poi guarda gli esiti elettorali e dice: non è che la realtà sia troppo distante dai voli pindarici cinematografici. E poi, volendo vedere, un "pelato" l'Italia lo ebbe già, parecchi decenni fa, e non andò di certo bene. Fuori di battuta, "Benvenuto Presidente!" - la commedia diretta da Riccardo Milani in uscita il 21 marzo - è il terzo divertissement da grande schermo di argomento politico che cala nei cinema italiani: mesi fa fu la volta di "Viva l'Italia" di Massimiliano Bruno (con Michele Placido), a febbraio scorso "Viva la libertà" di Roberto Andò (con Toni Servillo), oggi tocca a Claudio Bisio, splendido cinquantacinquenne che - per esigenze di storia - recupera la rada peluria cranica a margine della propria pelata e si trasforma in un candido, un po' sfigatello ma tanto onesto bibliotecario precario di montagna (nella provincia cuneese) di nome Peppino. In realtà, di nome Giuseppe Garibaldi.

Ed è proprio questa omonimia col grande padre della Patria che lo fregherà. Siamo nell'Italia di oggi, proprio di questi minuti esatti: si deve scegliere il nuovo presidente, le forze politiche sono divise, frammentate e incapaci di decidere sull'onda di una benché minima maggioranza. Eppure, un presidente serve. Così, tre importanti capi politici parlamentari (tra cui Giuseppe Fiorello, già protagonista nei panni di Domenico Modugno nella fiction "Volare ", diretta sempre da Milani e recentemente passata in tv, ndr) giocano il tutto per tutto e convergono le preferenze - pensando di guadagnare tempo - sul nome di "Giuseppe Garibaldi". Purtroppo per loro, un Garibaldi vero... esiste. Ce ne sarebbero cinque in Italia, ma l'unico in salute e sopra i 50 anni di età è lui. Il pelato di cui sopra. Ecco così che l'ingenuo e onestissimo Peppino finisce al Quirinale, omaggiato e riverito.

Ovviamente i clan politici lo vogliono spingere a immediate dimissioni ma lui, che ha capito l'aria che tira nei palazzi del Potere, decide di giocarsela. Resta in sella. Con al fianco un vice segretario di Stato da lustrarsi gli occhi (Kasia Smutniak, in una buona prova da commedia dopo diversi film drammatici) e la convinzione di sempre: "Tutto ciò che fai ti torna indietro". E dunque se fai del bene... Senza entrare troppo nei particolari, i futuri spettatori sappiano che il Bisio presidente assomiglierà non poco al Peter Sellers di "Oltre il giardino", o anche all'ingenuo Jimmy Stewart osservatore delle istituzioni di "Mister Smith va a Washington". Non ci sono le vulcaniche azioni da finto rimbambito del Placido di "Viva l'Italia", né la lucida follia del Servillo in "Viva la libertà": c'è solo un uomo semplice che fa cose semplici.

Mentre i "poteri occulti" (che appaiono con facce riconoscibili a un certo punto del film: e vederete chi sono...) cercano di ricattarlo e/o incastrarlo, Peppino aiuta i senza tetto (e se li porta in Quirinale), e sforna una ricetta che - purtroppo per il film - finisce per essere una carrellata di piccole verità ma molto più grossi luoghi comuni buonisti e populisti che, diciamolo, azzoppano il senso finale della commedia. Il regista ha dichiarato di voler consegnare al pubblico "una favola popolare e non populista, cercando di non seguire l'onda lunghissima dell'antipolitica". Più vera la seconda parte delle sue parole: in effetti in "Benvenuto Presidente!" non c'è l'acidità furbastra e demagogica di Massimiliano Bruno in "Viva l'Italia", il Peppino/Bisio rispetta le istituzioni e la storia di cui è protagonista ci ricorda che "in democrazia la forma è anche contenuto": dunque, par di capire, la luminescenza simbolica ma anche materiale del Quirinale ha un senso. Vero. Però forse si dovrebbe riflettere sul fatto che il Quirinale costa agli italiani più della Casa Reale al popolo britannico (!!!!) e che - tra le tante ricette populiste evocate nel film per "guarire" l'Italia (evasione, lavoro in nero, raccomandazioni, furbizie assortite, anche degli italiani comuni non solo della classe politica) - dovrebbero figurare anche concetti scomodi e impopolari come il contenimento delle spese di burocrazia pubblica. Il film - seppure retto dalla straordinaria abilità comica e dalla magica istintività di Claudio Bisio - sbraca un po' nel finale nelle consuete pantomime auto-compiacenti di una precisa area politica, come l'inevitabile "canna" su cui ridere: la marijuana finisce servita come origano sulla pizza al Quirinale in un summit coi cinesi, e si finisce tutti a cantare "Comandante Che Guevara". La solita barba (alla cubana).

Ferruccio Gattuso

Benvenuto Presidente
Regia: Riccardo Milani
Cast: Claudio Bisio, Kasia Smutniak, Giuseppe Fiorello
Distribuzione: 01 Distribution
Uscita nelle sale: 21 marzo