Giulietta e Romeo. Ecco chi erano (forse).

Rome e Giulietta messo in scena a New York nel 2007È l'amore per antonomasia, forte, passionale, contrastato e tragico. È anche la storia per antonomasia, discussa, ripresa, smentita, trasformata da leggenda in tragedia, da opera letteraria a opera teatrale e cinematografica. Parliamo di Giulietta e Romeo, i due giovani innamorati, morti per i loro sentimenti e soprattutto perché vittime dell'odio che divideva le loro due famiglie, i Capuleti e i Montecchi. La coppia resa celebre da William Shakespeare, ma conosciuta anche da Dante e, anche se con qualche differenza, addirittura dagli antichi greci. I due innamorati di Verona. O forse di Salerno. O forse di Siena. O forse di Udine. Perché ancora non è chiaro chi siano i due sfortunati giovani. Gli Udinesi sono certi, i veri Giulietta e Romeo erano friulani e si chiamavano Lucina Savorgnan e Luigi Da Porto. Due cugini che 600 anni fa ispirarono il poeta inglese che li "trasportò" a Verona. Un libro, una mostra e un logo confermerebbero questa scoperta: fu proprio Da Porto, si dice, a scrivere le proprie tristi vicende ambientandole in Veneto per non farsi riconoscere e al suo diario si ispirò Shakespeare.

Ma in realtà anche nella Siena del Trecento due giovani si amarono all'ombra dei contrasti tra le famiglie. Morirono, ovviamente innamorati, nel 1340 nella città toscana. Lo racconta la scrittrice danese Anna Fortier in "Juliet", che si dice certa di sapere chi ispirò Shakesperare: fu Matteo Bandello, ovviamente informato dei fatti da Luigi da Porto che aveva già raccontato la guerra tra Capuleti e Montecchi. A voler essere precisi secondo molti studiosi è la novella 33 del Novellino di Masuccio Salernitano, pubblicato nel 1476, ad aver dato vita alla leggenda: Mariotto Mignanelli e Giannozza Saraceni si amarono, si sposarono (di nascosto), furono costretti a separarsi e lei a fingersi morta per fuggire a un matrimonio combinato. Pure a Montecorvino Rovella, 27 chilometri da Salerno, nel XIV secolo, secondo lo studioso Geremia Paraggio vissero Giulietta e Romeo, che in realtà si chiamavano Davide Carminio e Maria Teresa Damolidei, due giovani innamorati provenienti, guarda un po', da due famiglie che si odiavano. Ma grazie all'aiuto di un frate, che fa ragionare i genitori dei due ragazzi, e grazie al buon senso di queste due famiglie salernitane, la storia finisce bene. Preferì un finale diverso, da tragedia, William Shakesperare, ma gli esperti salernitani giurano che s'ispirò proprio ai due innamorati del sud.

Nella realtà letteraria fu proprio la novella di Bandello a ispirare la tragedia di Shakespeare: tradotta in francese da Pierre Boaistuau (1559), fu a sua volta tradotta in inglese. Il poema narrativo "Tragicall Historye of Romeus and Juliet", scritto nel 1562 da Arthur Brooke fu infine la fonte primaria del "Romeo and Juliet" shakespeariano. Ed è così che prevalse la versione che fa di Verona la città degli innamorati. E anche dei turisti che continuano a prendere d'assalto quel terrazzino della casa di Giulietta. Tanto che Comune e Provincia basano buona fetta della propria economia sul marchio "Giulietta e Romeo", con orde di wedding planner pronti a organizzare qui matrimoni da favola, spose che donano il proprio abito nuziale al ricordo di Giulietta, ristoratori che nel menù non dimenticano di ispirarsi ai due ragazzi. Le loro case (sì, esiste anche una fantomatica casa di Romeo sulle cartine per turisti) e le loro tombe sono meta di pellegrinaggio: falsi storici conclamati, ma che importa, comunque suggestivi. Tanto che per la palazzina in via Cappello sono stati ipotizzati biglietti d'entrata (ora si paga solo il museo interno) e un logo da registrare come marchio di proprietà: un'idea del Comune, al quale le royalties tornerebbero molto utili per mantenere quel che è diventato il gioiello di Verona. Un buon modo per rimpinguare le casse comunali.

Un ritratto di Shakespeare scoperto solo alcuni anni fa ed esposto dal 2009 a Londra. …Il merito, di fatto, è di Shakespeare che decise di far innamorare due giovani veronesi (e non senesi o salernitani), e dell'urbanista Antonio Avena, che a tavolino decise quali fossero i luoghi di quella storia. Fu lui a decidere quale dovesse essere Casa Capuleti, teatro della festa che vede il primo incontro tra i due giovani delle nobili famiglie nemiche e lo scoccare del loro amore. Fu sempre Avena a "trovare" la tomba di famiglia dei Capuleti, dove tutta Verona accompagna il feretro di Giulietta che si fa credere morta per evitare il matrimonio combinatole dal padre, ignaro delle nozze già avvenute con Romeo. Lo stesso luogo dove avviene la morte per veleno di Romeo, ignaro della messinscena, e il finale suicidio di Giulietta che si pugnala. Tomba costruita nel 1937 intorno a un sarcofago di marmo rosso, identificato come tomba di Giulietta già dall'Ottocento. Insomma, falsa la casa, falsa la tomba e probabilmente falsa la storia, tragicamente simile a tante altre storie vere, ancora oggi, e che ha la capacità di portare sotto quel terrazzo tante coppie romantiche e innamorate, certe che Giulietta e Romeo sono un po' anche loro.

Eleonora Della Ratta

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