Il killer e il disertore, i due volti della Siria

Arrivano dall'America due storie opposte e uguali, due facce del dramma della Siria, sulla strage di innocenti perpetrata da Bashar al-Assad nel disperato tentativo di non perdere il potere. Due storie che in Italia non trovano spazio sui media — tranne isolati casi -, troppo presi da Celentano e dal maltempo. Le storie di un uomo qualunque diventato killer e di un soldato che non riesce a uccidere.

Il killer qualunque. Il suo nome è Sa'er ed è uno degli assassini al soldo di Assad. Fino a pochi mesi fa era un semplice dipendente di un carcere siriano; poi dai piani gli venne detto che doveva imparare a sparare. Gli dettero un fucile e i bersagli con cui allenarsi. Bersagli umani, i ribelli che stanno protestando contro il regime siriano. Sa'er racconta la sua storia dopo essere stato catturato da questi ribelli e lo fa davanti alla telecamera della CNN e della giornalista Arwa Damon.


Un mostro come tanti.
Nel video Sa'er racconta di aver ucciso circa 70 persone e di essere stato pagato fino a 500 dollari per ogni missione compiuta. Un piccolo patrimonio, visto che quella è la cifra che in Siria si guadagna mediamente in un mese. Ma Sa'er cerca di spiegare, di difendersi di fronte ai suoi carcerieriche lo vogliono morto. Era obbligato a uccidere, dice, se no sarebbe morto lui. Racconta come, una volta, gli puntarono una pistola alla tempia e lo costrinsero a sgozzare un ribelle appena catturato. E, come lui, sono moltissimi i killer al soldo di Bashar al-Assad. Tutti uomini qualunque, tutti normali cittadini diventati spietati assassini per soldi e per paura.

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Fumo nero sopra a Bab Amro. REUTERS/SANAFumo nero sopra a Bab Amro. REUTERS/SANAL'assassino rinnegato. Soldi e paura per Sa'er, paura e disgusto per Ammar Cheikh Omar. Omar non era un uomo qualunque quando la rivolta è esplosa in Siria. Lui era un soldato del regime. Era, perché ha deciso di disertare, come ha raccontato al New York Times. Nato in Germania, tornato in Patria nel 2004 per studiare, nel 2010 entra nell'esercito "perché ero orgoglioso di essere siriano". Ma quando scoppia la rivolta i suoi superiori gli dicono che deve sparare sul suo popolo. Un giorno gli mettono in mano un AK-74 (universalmente noto come Kalashnikov) e gli ordinano di sparare sulla folla che sta manifestando in piazza. Omar non può non obbedire, ma quel giorno prende la sua decisione: non sarà mai un assassino.

Le torture e la fuga. Ammar Cheikh Omar non vive solo l'orrore dei cecchini che sparano sulla folla. A Damasco gli viene affidato il compito di trascrivere gli interrogatori dei ribelli catturati dall'esercito del regime. In carcere Omar vede con i suoi occhi cosa significa il termine tortura. Uomini inermi picchiati a sangue, colpiti con bastoni elettrici, umiliati da soldati che urinano su di loro. Omar vuole scappare da questa violenza, ma deve aspettare di venir trasferito ad Hama prima di trovare l'occasione e il coraggio di scappare in Turchia. In Siria ha lasciato la sua famiglia, ma non ha rimpianti. "I miei sanno che ho fatto la scelta giusta. Hitler è morto in Germania, ma l'ho ritrovato in Siria" dice. Non ce l'ha fatta a continuare a uccidere civili disarmati, nonostante la paura e i soldi.

Duccio Fumero

Video e testimonianze dalla Siria

Siria, storia di Danny: l'attivista che racconta l'orrore di HomsDamasco (TMNews) - Per mesi questo giovane, Danny Ahbulldieum, è stata la voce della repressione a Homs, e ha mostrato al mondo intero ciò che il regime di Bashar al-Assad ha compiuto nella città siriana. Per questo, Danny ha dovuto lasciare il suo Paese e rifugiarsi a Londra. Ma poi è tornato a Homs, anche a rischio della propria vita. "Non potevo aspettare, e sono tornato, tra la mia gente". Così, soprattutto negli ultimi mesi, Danny ha mostrato le atrocità del regime nella città di Homs. "Ci attaccano

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