Promemoria – A che punto è la vicenda Wikileaks?

Torniamo, come di consueto, ad occuparci di vicende uscite dal cono di luce della stampa. Oggi è il turno di Wikileaks.

Sembrava che il mondo stesse per implodere sotto i suoi colpi poi, all'improvviso, come un pallone che lentamente ma in modo inesorabile si sgonfia, tutto è tornato come prima. O, almeno è quello che in parecchi sperano. Lo spillone che ha bucato la palla impazzita che rimbalzava sul web, è un'accusa particolarmente di moda, ultimamente: stupro e molestie sessuali. Il "mostro", che fino a poco prima si divertiva a colpire il pallone informatico, è un quarantenne australiano, Julian Assange, ex hacker, giornalista e uno dei promotori di Wikileaks, sito che ottiene anonimamente documenti coperti, segreti, e li mette in Rete. Assange, nel giro di pochi mesi del 2010, tra aprile e dicembre, diventa un personaggio di dominio pubblico da un lato, e un pericolosissimo rivelatore di segreti diplomatici, di Stato e finanziari dall'altro.

Julian AssangePur avendo già ottenuto fama giornalistica in precedenza, è ad aprile 2010 che inizia per Wikileaks e per il suo "guru" la notorietà mondiale. Dapprima, con un video in cui si dimostra che, pochi anni prima, i soldati americani in Iraq avevano ucciso, dagli elicotteri, più di una decina di civili. Un mese dopo, il soldato che ha passato il video e altri documenti ad Assange viene arrestato. Poi, a luglio, Wikileaks passa più di 90.000 documenti militari riguardanti la guerra in Afghanistan a tre giornali, l'inglese Guardian, il settimanale tedesco Der Spiegel e al New York Times. Assange comincia a diventare pericoloso, ingombrante e incontrollabile. Ma niente lo ferma e il colpo più grosso arriva alla fine di novembre. Stavolta, al comportamento militare degli Usa si intreccia anche quello diplomatico. Oltre 250.000 documenti riservati e provenienti da 274 ambasciate statunitensi sparse nel mondo costituiscono il pallone che entra… in rete. Ai tre giornali di prima, si aggiunge anche lo spagnolo El Pais. Trema mezzo mondo di fronte alle rivelazioni. E, soprattutto, tremano gli Stati Uniti, che vedono i rapporti con i loro partner fortemente messi in discussione.

Quello che il mondo scopre, in realtà, non è classificabile come "top secret" anche se sarebbe meglio non fosse divulgato, perché imbarazzante. Eh, già: saluti, strette di mano, sorrisi, inchini di fronte alle telecamere, e giudizi poco lusinghieri - quando non addirittura offensivi - nei rapporti degli ambasciatori alla casa Bianca. Ce n'è per tutti anche se i sospetti su come gli alleati degli Usa fossero recepiti dallo Studio ovale, beh, via, lo si percepiva da tempo. D'altra parte, bisognerebbe essere ingenui a pensare che la nazione più potente del mondo non abbia nei confronti dei propri partner fedeli una sorta di superiorità, ostentata poi in camera caritatis in modo inequivocabile. Tanto basta, comunque, a far sì che Assange diventi una specie di Robin Hood tecnologico da un lato, e un pericoloso "bandito" dall'altro. Come fermarlo? E, soprattutto, quanto tempo occorre per mettere a tacere il giornalista australiano? Poco, come vedremo.

Mentre anche i giornali italiani iniziano a pubblicare documenti che riguardano casa nostra ecco i primi intoppi. Obama vara una task force con l'intento di impedire altre fughe di notizie, mentre il provider di Wikileaks interrompe la fornitura. Assange accusa gli Usa di aver oscurato il sito mentre Hillary Clinton si autocostringe a una serie di scuse diplomatiche obbligatorie a destra e a manca per salvare l'onorabilità della Casa Bianca. Assange, però, non demorde e promette altre rivelazioni.

Già, ma perché tutto ciò è accaduto? Tornando indietro di qualche mese, ad agosto 2010, per la precisione, abbiamo una risposta della "partita" fra Assange e il resto del mondo. Il giornalista scopre casualmente - il diavolo ci mette lo zampino, perché è una fuga di notizie a metterlo sull'avviso - che in Svezia lo stanno cercando con l'accusa di stupro e molestie sessuali. Sono due le donne che l'accusano. Per Assange è la prova che gli Usa tentano di eliminare Wikileaks. Scompare mentre le accuse montano e i file impazzano, fino al 30 novembre, quando viene inserito dall'Interpol nella lista nera delle persone più ricercate del pianeta. La Svezia emana un mandato di cattura. Assange si costituisce in Inghilterra il 7 dicembre e viene rilasciato su cauzione il 16, agli arresti domiciliari in campagna, da un amico. Ora, i file di Wikileaks cominciano a uscire con minore frequenza; nel giro di qualche settimana non se ne parla più o quasi. Il terremoto che sembrava dovesse distruggere la credibilità degli Usa non è più tale, essendo il responsabile a portata di mano.

Ma adesso, qual è la situazione? Il 12 luglio scorso a Londra è iniziato il processo d'appello contro la richiesta di estradizione in Svezia per l'australiano. Poche righe nelle pagine degli esteri. Il giorno dopo il tribunale comunica di aver rinviato la decisione sine die. Pochissime le righe a disposizione dei giornali che fino a qualche mese prima facevano la fila per pubblicare i documenti di Wikileaks. E, se l'estradizione dovesse arrivare, Assange verrebbe processato in Svezia ma correrebbe anche il rischio di subire un'ulteriore richiesta d'estradizione. Dagli Usa. No, non per molestie; quello è un film già visto: per spionaggio. In quel caso, negli Usa si rischia anche il patibolo.

Marcello Guido

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