Geppi Cucciari: «Ho un uomo. Sposarlo? Con calma»

Vanityfair

Oltre Geppi Cucciari, la comica che si è fatta strada, a Zelig e in teatro, nel ruolo della single sfortunata alla Bridget Jones, alle prese con l'uomo immaturo. E più vicino a Maria Giuseppina, la donna che, dal 12 settembre, ha riniziato a condurre, con intelligenza e ironia, il fortunato G'Day, fascia preserale nata lo scorso aprile, che il direttore del Tg di La7, Enrico Mentana, ha voluto fosse affidata a lei.

geppi
geppi

Questo programma ha cambiato la percezione che la gente ha di lei, prima più comica pura, da cabaret, oggi presentatrice.
«La presentatrice è un mestiere, la comica è un aggettivo. Mi piace pensare che se mi occupo io di conduzione, con la mia consueta umiltà, può diventare una conduzione divertente. Non sono più la trentenne single dei miei monologhi a Zelig, ho abbandonato i rapporti maschio-femmina da tanto, sono cresciuta...».

Mentana: «Ho detto no al Tg1. E al Tg5 non tornerei»

Chi è diventata?
«Sono una donna di 38 anni, non più single, che scherza su temi diversi».
Ha un fidanzato?
«Ho un uomo, sì. Ci conosciamo da quattro anni, ma stiamo insieme da qualche mese. Vivo da sola, in affitto».
Nei suoi libri, e nei suoi monologhi teatrali, si è parlato spesso di matrimonio.
«Sì, mi piacerebbe sposarmi, e in chiesa. Ma non voglio fare le cose a tutti i costi: le voglio fare alle mie condizioni».

Victoria Cabello e Andrea Rosso, vacanze al bacio

Sarebbe a dire?

«Ci sono cose che vengono pian piano nella vita, non controlli tutto quello che ti succede. E aggiungo: per fortuna».
Si riferisce anche ai figli?
«Certo. Avendo 38 anni, e tre nipoti splendidi, ci ho pensato. Ancora non mi arrendo all'evidenza dei fatti, vorrei sposarmi e fare una figlia femmina, non necessariamente in quest'ordine. Mi piacerebbe chiamarla Caterina, come mia madre. Tuttavia non scalpito, nonostante l'orologio biologico. Non farei un figlio solo perché sono in ritardo e forse tra un po' non potrò più farlo. Se non dovessi riuscire nei tempi, mi piacerebbe adottare un bambino. Ma devi essere sposato e tra l'altro in comune, non basta la chiesa. Escludo oggi di andare in Spagna, sparire per un mese e tornare gestante. Mi concentro sull'uomo con cui farlo».
Come l'ha conquistata?
«Saggiamente non è entrato in competizione sul mio terreno, non ha cercato di farmi ridere subito, che tra l'altro non è facile. Mi ha colpito perché è molto affascinante. Ma ha anche tante altre doti: è intelligente. Siamo cresciuti insieme sotto il profilo amicale, lui mi ha conosciuto molto diversa, quando non avevo questa visibilità. Sintetizzando: gli uomini che mi colpiscono sono quelli che dicono qualcosa che mi fa ridere, mi fa riflettere o mi disarma: lui riesce a fare queste tre cose».
Non era intimidito per il suo carattere?
«Sfatiamo il mito che gli uomini abbiano paura delle donne forti, perché le temono solo gli uomini che non sono né forti né intelligenti, gli uomini che sono forti e intelligenti le amano».
Com'è diventata così?
«Mio padre, imprenditore e grandissimo lavoratore, mi ha insegnato con l'esempio la dedizione al lavoro. Mia madre, insegnante di educazione fisica, invece, si prendeva cura di me insieme alla tata e alla nonna. Dalle donne di famiglia ho appreso l'importanza del fare. Mia mamma mi ha insegnato che bisogna rispettare gli altri, riconoscere chi ti ama, essere grata, essere memore di chi ti fa del bene, non essere invidiosi, e... finire le cose».
In che senso?
«Bisogna avere degli scopi e portarli a termine. Volevo giocare in A2 a basket e ci sono riuscita. Volevo fare questo mestiere e lo faccio. Avevo iniziato l'università e l'ho finita, laureandomi in Giurisprudenza. Certo, ho abbandonato delle cose prima di applicarmici veramente. Volevo imparare il tedesco, per esempio, ma ho capito che non faceva per me e ho mollato. L'inglese l'ho imparato da sola: quest'estate sono stata pure a Londra a fare un corso di recitazione».
Quindi quali sono i suoi obiettivi, ora?
«Non so, fare il tappeto rosso a Venezia non da parvenue, come mi hanno chiesto quest'anno, ma perché ho fatto un film. Andare a Sanremo, non come inviata, ma stando sul palco. Anzi, mi piacerebbe condurlo insieme a Santoro, un grande anchorman. Ho già il titolo: A Sanremo con Santoro: forte, no?».