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7 cose che (forse) non sai sul piacere

(Fotolia)Perché ci piace tanto mangiare nei fast-food, quando sappiamo che nella maggior parte dei casi servono robaccia tutt'altro che salutare? E perché un gioco tanto semplice e ripetitivo come Angry Birds si divora ore e ore delle nostre giornate? Com'è possibile che la gente finisca in bancarotta dopo aver perso milioni a un tavolo da gioco? E quelli che non riescono a stare un giorno intero senza massacrarsi i polpacci in una maratona?

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Sono domande che ci siamo fatti un po' tutti, e per le quali un po' tutti crediamo non esistano risposte chiare. Invece le risposte esistono, e sono tutte nel nostro cervello. In particolare, nei neuroni dopaminergici di un settore cerebrale chiamato Atv (Area Ventrale Tegmentale), che fanno parte del circuito del piacere umano. È dallo studio di questa piccola area cerebrale che si possono ottenere risposte sulle dipendenze e sulle compulsioni umane. Ed è su questo che si concentra La Bussola del Piacere, l'ottimo saggio del neurologo americano David J. Linden, pubblicato in Italia da Codice Edizioni in questi giorni.

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David J. Linden non è un neuroscienziato qualunque. Anzi, si potrebbe tranquillamente dire che si allontana anni luce dallo stereotipo che la cultura popolare (e la presunzione) hanno spesso dipinto. Sul suo blog spicca una sua foto in cui, sorridente e con i capelli raccolti in una coda, solleva orgoglioso una dorata pinta di birra ghiacciata. Nonostante le apparenze, però, Linden è un luminare con tutti gli attributi del caso, è professore alla Johns Hopkins University School of Medicine ed editor capo di  Jounal of Neurophysiology.

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Questa doppia personalità di luminare/buontempone si riflette nelle sue opere di saggistica, con una serie di aneddoti esilaranti. Per darvi un'idea, ecco 7 nozioni tra il divertente e lo sconcertante che pochi conoscono sulle basi neurologiche del piacere e della dipendenza.

Dai a un topo un pulsante stimola-piacere e finirà per ammazzarsi
Dopo avere scoperto, per puro caso, l'ubicazione del circuito del piacere, nel 1954 i neurologi James Olds e Peter Milner della McGill University decisero di sottoporre alcuni ratti a un esperimento inedito. Ai ratti venivano impiantati degli elettrodi direttamente nella sede del circuito del piacere e successivamente venivano posti all'interno di una scatola (nota come Skinner Box). Dentro la scatola c'era una leva che, se premuta, produceva la stimolazione diretta del centro del piacere attraverso gli elettrodi. Con grande sorpresa di Olds e Milner, i ratti arrivavano a premere la leva fino a 7mila volte ogni ora. Non c'era niente che potesse interessare loro più della stimolazione del proprio centro della gratificazione, ignoravano cibo, acqua, femmine in calore. Alla fine, Olds e Milner dovettero togliere i topi dalla scatola, per evitare che morissero di fame.

È più facile diventare dipendenti dalle sigarette che dall'eroina
I dati parlano chiaro: l'80% delle persone che provano a fumare sviluppano una dipendenza per le sigarette. Tra le persone che invece provano l'eroina solo il 35% ne contrae una forma di dipendenza. Com'è possibile? Linden risponde a questa domanda paragonando la dipendenza a una forma di apprendimento, e chiama in causa un esempio intuitivo. Se vuoi addestrare un cane ad accorrere a te ogni volta che pronunci il suo nome, hai bisogno che al comportamento (accorrere) sia associata una gratificazione (un boccone di carne). Puoi addestrarlo facendolo accorrere a te una volta al giorno e ricompensandolo con una grossa bistecca, oppure puoi tagliuzzare la bistecca in piccoli bocconi e ripetere il procedimento più volte nel corso della giornata. Con il secondo metodo, il cane apprenderà molto più in fretta e meglio ad accorrere quando chiamato. Con la dipendenza da sostanze è lo stesso, l'eroina è l'equivalente della bistecca, le sigarette dei bocconcini di carne. Entrambe le sostanze stimolano il circuito del piacere nel giro di 15 secondi dall'assunzione, il metodo di assunzione delle sigarette è tuttavia più adatto a generare una dipendenza.

Anche gli animali, in natura, arrivano a fare pazzie pur di sballarsi
Che elefanti, scimmie e uccelli vadano ghiotti di frutti caduti da tempo dalla pianta e che hanno subito una fermentazione alcolica è cosa nota. È stato però anche ipotizzato che questi animali preferiscano le bacche fermentate per via del loro valore nutritivo. Il caso delle renne lapponi, però, ha dimostrato che gli animali possono sviluppare una dipendenza da droghe. In Siberia esistono popolazioni native che vivono allevando renne e questi animali tendono a nutrirsi di una varietà di alimenti tra cui l' Amanita Muscaria, un noto fungo allucinogeno. Il principio attivo dell'Amanita è l' acido ibotenico, quando il fungo viene ingerito l'organismo della renna converte il 20% di questo composto in muscimolo, la sostanza che di fatto provoca le allucinazioni. Il resto dell'acido ibotenico viene espulso con l'urina. Le renne però hanno imparato che sorbendo l'urina possono ottenere ulteriori allucinazioni. Ne consegue che, in alcune zone della Lapponia, può capitare di vedere renne che inscenano lotte feroci per contendersi un misero pezzo di neve ingiallita.

Se è grasso e dolce, sarà difficile non mangiarlo
Voglio aggiungere una domanda a quelle di inizio articolo. Vi siete mai chiesti perché i cibi che più ci inducono a ingozzarci sono dolci, salati, grassi o una qualunque combinazione di queste caratteristiche? Per capire perché, bisogna innanzitutto ricordare che noi esseri umani siamo il prodotto di un'evoluzione che ha avuto luogo in un mondo radicalmente diverso da quello in cui viviamo oggi. Gli uomini ancestrali avevano una dieta in gran parte vegetariana, in cui l'apporto di grassi e di zuccheri era minimo. I cibi grassi erano rari e avevano una consistenza tale da poter essere inghiottiti senza masticare troppo, quando se ne aveva disponibilità venivano ingollati senza pensarci due volte. Risultato: gli esseri umani hanno un'innata tendenza a strafogarsi di cibi grassi, dolci e morbidi. Corollario: le cucine delle grandi catene sono specializzate nella produzione di cibi grassi, speziati e in buona parte già meccanicamente digeriti (sfido chiunque a trovare una crocchetta di pollo dura o stopposa).

La fedeltà nella coppia? Tutto dipende dai minuti successivi all'orgasmo
Che l'essere umano sia monogamo è un mito da sfatare, ma sicuramente esiste un animale che ci batte su tutti i fronti, in fatto di fedeltà a un unico partner: la arvicola delle praterie (o topo campagnolo che dir si voglia). Questo roditore è rigidamente monogamo, al punto che quando il suo partner muore, cessa del tutto di accoppiarsi. Degli studi condotti sui recettori dell'ormone vasopressina, lasciano supporre che il legame di coppia si instauri nei momenti immediatamente successivi all'orgasmo. Per provare questa tesi, Larry Young e i colleghi della Emore University hanno provato a bloccare nell'arvicola maschio il recettore V1A per la vasopressina, come risultato queste arvicole non stringevano legame con il partner né si occupavano della prole. Un effetto simile veniva ottenuto separando i due partner immediatamente dopo la copula, o bloccando i recettori dopaminergici D2, presenti nel nucleus accumbens e parte integrante del circuito del piacere. Una curiosità: il maschio di arvicola non solo è fedelissimo al proprio partner, ma tende anche ad aggredire tutte le femmine che provino a sedurlo.

Gioco d'azzardo, coinvolgimento personale e vincite mancate
La cosa interessante non è che il gioco d'azzardo dia dipendenza quanto le droghe, la cosa interessante è come questa dipendenza si sviluppi. Si potrebbe dire che una vincita monetaria è in grado di produrre una gratificazione e un'attivazione del circuito del piacere simile a quella indotta dal cibo, da un orgasmo o dall'assunzione di droga, ma sarebbe riduttivo. Diversi esperimenti hanno dimostrato che, nello sviluppo di una vera dipendenza da gioco d'azzardo (che può portare le persone a perdere famiglia e lavoro) intervengono due fattori importanti: il coinvolgimento personale o le vincite mancate. Nonostante i giochi d'azzardo siano in gran parte basati sulla pura casualità, diversi studi hanno dimostrato che quando ai giocatori viene data la possibilità di intervenire nel gioco (lanciando i dadi o scegliendo su che numero puntare) mostrano una tendenza maggiore a proseguire nel gioco (e a puntare di più). Inoltre, se periodicamente il giocatore si trova davanti a quella che considera una vincita mancata(due segni uguali sul rullo di una slot-machine) tende a sviluppare più facilmente una dipendenza dal gioco. Non a caso, esistono casino in cui la quantità di vincite mancate viene programmata a tavolino.

Il futuro del piacere: a ciascuno il suo
Quali sono i possibili orizzonti di sviluppo delle tecnologie del piacere? Tra i tanti possibili scenari, Linden immagina un futuro in cui saranno disponibili dei berretti elettronici ( qualcosa di simile esiste già) che consentano di stimolare in modo specifico i settori neuronali responsabili dei vari tipi di piacere. Con un dispositivo simile ognuno di noi potrebbe selezionare nei minimi dettagli il tipo di piacere che vuole: euforia da cocaina, orgasmo, gratificazione da vincita monetaria. Sarebbe inoltre possibile selezionare improbabili blend di piacere (un pizzico di cioccolato, con un po' di tepore post-organismo unito a una spolverata di caffeina...). Inoltre, se fosse possibile intervenire minuziosamente sulle varie connessioni neuronali, si potrebbe fare anche in modo di eliminare il rischio di dipendenza, con conseguenze imprevedibili per la società in cui viviamo.

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