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Come proteggersi da un terremoto

Clicca per guardae altre fotoClicca per guardae altre fotoIn caso di terremoto si deve aspettare che la scossa termini riparandosi sotto uno stipite o un buon tavolo. Finita la scossa, si deve uscire di casa senza usare l'ascensore e possibilmente senza accendere la luce. Se il sangue freddo e le circostanze lo consentono, è bene staccare gli interruttori di luce e gas. Una volta fuori, è essenziale guardare in alto e stare lontano dalla possibile traiettoria di oggetti vari e, quindi, sostare in zone ampie, come piazze o parcheggi.

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Sono queste le misure salva-vita in caso di terremoto, ma - spiega Gerardo De Canio, esperto dell'Enea che tiene conferenze nelle scuole per insegnare a gestire l'emergenza - "un cittadino può anche farsi un'idea della pericolosità della propria casa, prima e dopo un terremoto. Ad esempio è facile valutare le crepe, e capire se riguardano solo l'intonaco o se possono rappresentare un rischio. Le crepe più pericolose sono quelle verticali, perché indicano poca capacità di sopportare i carichi da schiacciamento. Al secondo posto per pericolosità, ci sono le crepe oblique, vicine agli angoli, che indicano poca resistenza in caso di pressione dinamica".

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(Ansa-Centimetri)Ma per valutare appieno il rischio sismico, bisogna rivolgersi a uno studio di ingegneria. "Ne vale certamente la pena — spiega De Canio -. L'incidenza dei costi si aggira su un 10-20% del valore dell'immobile, che però chiaramente aumenterà poi di molto se sarà certificata la capacità di resistere a un terremoto".

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Le regole sono semplici. Si deve far valutare la connessione degli edifici in muratura tra le pareti, ovvero se queste sono ben connesse agli spigoli. C'è da capire il tipo di tetto, come poggia sui muri. Poi valutare se i solai sono ben 'ammorsati', se sono leggeri o pesanti, rigidi o flessibile. "Ad esempio, un solaio leggero e rigido è buono perché lega bene le pareti tra loro, e questo è sempre il rischio maggiore quando si parla di edifici in muratura".

Gli edifici peggiori da un punto di vista sismico sono quelli realizzati in Italia negli anni '50 e '60. Ma tutti gli edifici precedenti al 2005 non sono adeguati alle norme sismiche, pratica iniziata in Italia solo nel 2003. "Si costruiva senza consapevolezza, considerando solo i carichi verticali e non quelli orizzontali, cioè quelli a cui un edificio è sottoposto durante un sisma. Inoltre le armature erano fatte con ferri lisci, con una conseguente scarsa aderenza al cemento. Le staffe - altro elemento fondamentale per la sicurezza - non venivano ancora fatte e posizionate con i criteri odierni".

Ma, più banalmente, l'Italia è molto indietro anche per quanto riguarda le esercitazioni nelle scuole e negli edifici pubblici. "Siamo in grave ritardo, non si conoscono i comportamenti che dovrebbero far parte di una cultura diffusa, come in Giappone o negli Usa. Si fa molto di più per gli incendi, nonostante l'Italia sia un Paese fortemente sismico. In più, soffriamo ancora di un passato davvero pesante. Basti pensare che in alcuni Comuni, specie nel Sud, per i legislatori era una nota di merito ottenere un declassamento sismico della zona, perché questo riduceva i costi di costruzione. Fino agli anni '80 si mettevano targhe commemorative ai politici locali che erano riusciti in tali imprese".

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