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La Siria è un paese scollegato dal mondo

Falciati da blackout elettrici e lanci di missili che hanno provocato l'interruzione dei servizi 3G e Adsl, i citizen journalist in Siria si trovano con le spalle al muro, senza la possibilità di aggiornare regolarmente Facebook e Twitter e cioè di denunciare al mondo — e far sapere agli amici - le violenze subite. Cresce il numero di chi fugge. Ormai ci tengono informati quasi solo i Comitati di coordinamento locale degli attivisti, forniti — molto probabilmente — di connessione Gprs e le autorità statali. Difficile verificare la bontà delle informazioni.

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Una nota positiva, e alquanto curiosa, resta la vivacità, invece, con cui vengono aggiornate le pagine di humor (nero!) che fanno satira politica per demolire l'immagine di potenza del regime. Hanno nomi curiosi come Homs Tank Washing Service (aperto nel maggio 2011), The Cosmic Conspiracy Against Bashar al-Assad (creato nel giugno 2011), The Zionist Crusader Secular Liberal Leftist Masonic Western Syrian Movement (creato nel gennaio 2012), secondo il resoconto dell'autorevole sito di attualità sul mondo arabo Jadaliyya, secondo cui non si capisce bene chi aggiorni queste pagine o quanti siano i follower reali.

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Ma resta il fatto che in Siria si continua a morire e la soluzione — non necessariamente una positiva - non sembra essere a portata di mano. È ciò che lascia intravedere l'ultimo rapporto del think tank di Bruxelles, International Crisis Group, dal titolo Syria's Mutating Conflict (datato 1 agosto). Con l'inasprirsi e il prolungarsi del conflitto — il prolungamento è stato voluto dal regime — i demoni della Siria sono risorti, si legge nel rapporto. Da un lato, all'origine c'era "una vibrante" e "coraggiosa" protesta che è ora minacciata dalle sue stesse forme di radicalismo (fondamentalismo, jihadismo siriane e settarianismo). Dall'altra, c'è il regime, che - solo recentemente - è stato indebolito politicamente dalle defezioni, ma ciò lo ha "ridotto al suo apparato repressivo che, sempre più, muta da esercito a un'entità simile a una milizia".  E poi ci sono gli "attori esterni" finora molto bravi a sostenere il conflitto ma incapaci di fermarlo. È importante sottolineare che, secondo il rapporto "influenzano" ma "non determinano" il conflitto.

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Si tratta di segnali che, forse, in nome della Primavera araba, la rivolta è stata innescata (con la complicità di network influenti come Al Jazeera) mentre il regime non era ancora abbastanza indebolito e la popolazione non era pronta a un'operazione di questa portata. Si dovrebbe far notare che in Tunisia e in Egitto mai si è dovuto parlare (o ricorrere) ad un Esercito di liberazione ecc ecc. Perché?

Il fotografo e artista siriano Issa Touma, di Aleppo, ha scritto sulla sua pagina Facebook: "Forse prima della Primavera araba vievamo nell'oscurità. Adesso, però, moriamo con la luce". Forse. Per il momento, la Primavera siriana sembra piuttosto un pantano. Speriamo non come quello iracheno. Uno spettro evocato in queste ore anche dall'agenzia stampa cinese Nuova Cina che, rilanciata dalla britannica Bbc, insinua che le armi chimiche sono una scusa degli Usa per invadere il Paese.

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