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Radio, inizia il passaggio al digitale: cosa cambia?

Dopo la tv, anche la radio. In una sorta di percorso evolutivo inverso, a qualche mese dallo switch off televisivo inizia la transizione al digitale della cara vecchia radio.

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Il Trentino si prepara a dire addio alle modulazioni di frequenza e di ampiezza e si trasforma nella prima area digitale radiofonica italiana. Ma qual è l'impatto per chi la radio la ascolta? Partiamo dall'inizio.

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Il Digital Audio Broadcasting è un sistema per la trasmissione di segnali radiofonici in codifica digitale, una soluzione che condivide alcuni vantaggi fondamentali con l'omologo sistema già adottato per le tv.

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Tra questi, i benefici più importanti sono una maggiore resistenza del segnale alle interferenze (anche in viaggio) e una quantità più elevata di dati trasportabili sullo stesso. Il che si traduce in una qualità audio più raffinata (vicina a quella dei lettori cd) per ogni singola emittente, in un incremento del numero di stazioni totali che il sistema può reggere e nella possibilità di veicolare insieme all'audio anche altre informazioni come testi o immagini da affiancare alla programmazione: meteo, fotografie, ma soprattutto aggiornamenti sul traffico e la viabilità.

Il cambio nella tecnologia di trasmissione e la disponibilità di questi ulteriori servizi però non sono compatibili con i ricevitori attuali: per ascoltare la radio in digitale sono necessari nuovi apparecchi. A dire il vero alcuni media player avanzati sono già predisposti alla ricezione del dab, ma la maggior parte dei dispositivi non ha la capacità di decodificare il nuovo segnale, né di captare le frequenze vhf sulle quali viaggia.

Se però non vuoi ancora cavalcare la cresta dell'onda digitale, c'è ancora molto tempo prima che le stazioni tradizionali vengano spente: la notizia di questi giorni è che l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha (finalmente) sbloccato la banda vhf III in Trentino, consegnando le frequenze ad alcuni beneficiari che entro la fine dell'anno inaugureranno le trasmissioni in quella zona.

Tra gli operatori autorizzati, in prima fila ci sono il servizio pubblico, due consorzi di emittenti locali e i componenti del Club Dab Italia — ovvero le radio dei gruppi Espresso, Mondadori e Sole 24 Ore, più quelle di editori indipendenti come Rds, Radio Radicale e Radio Maria.

Russia: chiude Radio Liberty, voce degli USA Radio Liberty, storica emittente finanziata dagli Stati Uniti per diffondere la voce americana nell’est europeo, è costretta a interrompere le sue tramissioni in Russia, almeno in onde medie. La causa è una nuova legge di Mosca che nega le licenze alle emittenti controllate da capitali esteri. Savik Shuster era a capo della radio negli anni Novanta e ora è un celebre conduttore televisivo in Ucraina. “Ci sono persone nostalgiche – spiega Shuster -. Sono molte e tra loro ci sono gli ascoltatori di Radio Liberty. Sono abituati a ogni tipo di difficoltà, disturbi sulle frequenze o interferenze, ascoltando Radio Liberty. Lo scopo è informare, perché non c‘è libertà di parola, tutto è controllato dal Cremlino. La gente ha bisogno di una fonte d’informazione alternativa e questo è il ruolo e lo scopo di Radio Liberty.” L’emittente continuerà ad esistere su internet, via satellite e anche in FM, poco ascoltate in Russia, ma un gruppo di affezionati dell’etere ha protestato per la chiusura in AM e per la riduzione del personale decisa di conseguenza dagli amministratori della radio.


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