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Sotto il ghiaccio artico brulica la vita

Chi studia biologia sa che la materia riserva colpi di scena niente male. Per esempio,nessuno scienziato si sarebbe aspettato di trovare una zuppa brulicante di vita sotto il ghiaccio artico. Però la zuppa, incredibilmente, c'è. E il suo volume è enorme: a nord dell'Alaska ci sono fioriture di fitoplancton (soprattutto diatomee) che si estendono per oltre 100 chilometri e raggiungono i 70 metri di profondità. Per fare un paragone, è un po' come trovare un'immensa foresta pluviale nel bel mezzo di un deserto.

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I primi ad essere sbalorditi sono i protagonisti stessi della scoperta, autori di un articolo pubblicato su Science e parte dello staff scientifico del progetto Icescape (Impacts of Climate on EcoSystems and Chemistry of the Arctic Pacific Environment) della Nasa.

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Guidati da Kevin Arrigo della Stanford University (California), i ricercatori hanno eseguito dei prelievi direttamente nel Mare dei Ciukci lo scorso luglio, per verificare ciò che le immagini da satellite lasciavano intuire. I risultati delle misurazioni non solo confermano che sotto il ghiaccio artico brulica il fitoplancton, ma che qui i piccoli organismi fotosintetici — fondamentali nella rete alimentare e prima fonte di ossigeno della nostra atmosfera — si trovano in concentrazione maggiore che in qualsiasi altro luogo osservato dal team (se si escludono le acque che risultano fertilizzate per cause antropiche, come il Golfo del Messico o il Mar Baltico).

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"Se qualcuno me lo avesse chiesto prima della spedizione, gli avrei risposto che trovare del fitoplancton sotto quel ghiaccio era impossibile", ha confessato Arrigo.

Con il senno del poi, però, i ricercatori hanno compreso il fenomeno. Prima di tutto, le acque poco profonde dell'Artico sono ricche di nutrienti, come l'azoto; secondo, il ghiaccio è molto più sottile di qualche anno fa: a metà degli anni '80, il 75% del ghiaccio artico era spesso circa 3 metri, ma dal 2001 a oggi, lo spessore è diminuito del 45%. Attualmente, il ghiaccio che si forma in un anno è spesso appena un metro, e spesso accoglie pozzanghere (melt pond). Questo ha una conseguenza importante: le lastre sembrano infatti agire come una lente che amplifica e filtra la luce solare: lasciano passare le radiazioni utili, schermando i dannosi raggi Uv. Insomma, negli ultimi 25 anni, sotto i ghiacci dell'Alaska si sarebbe creato l'habitat perfetto per il fitoplancton. La prova è nei dati raccolti da Arrigo e colleghi: qui gli organismi raddoppiano in numero più di una volta al giorno, mentre in mare aperto lo stesso aumento si verifica ogni due-tre giorni.

Questo significa che le fioriture osservate nelle acque aperte dell'Oceano Artico potrebbero rappresentare il momento finale della proliferazione e non quello iniziale. E, soprattutto, che la quantità di fitoplancton potrebbe essere dieci volte maggiore di quella stimata finora. Un'informazione fondamentale per comprendere tutto l'ecosistema: dalle migrazioni dei grandi animali come i cetacei al ciclo del carbonio negli oceani.

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