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Stone Spray, la stampante 3d che usa terra e sabbia

spray1Un progettista, dall'altra parte del mondo, carica il file col disegno. La macchina si avvia e stampa, utilizzando magari i materiali disponibili sul posto, un ponte o un arco. Questo l'obiettivo degli architettiPetr NovikovInder ShergillAnna Kulik, che con la loro coraggiosa ricerca battezzata Stone Spray e sviluppata all' Institute for Advanced Architecture of Catalonia, stanno già tentando di rivoluzionare il pur giovane campo della stampa 3d.

Guarda nella gallery le prime creazioni di Stone Spray.

Cercando di farle fare il salto di qualità, spingendola cioè dalla piccola alla grande scala e trasferendo i principi basilari della neonata manifattura digitale che tanto piace alle nuove tribù di maker verso lavori di autentica edilizia. O quasi. Insomma: basta scarpe, modellini, giocattoli e oggettistica fluo, largo alle applicazioni d'ingegneria urbanistica.

La stampa 3d è un portento anche per costruire oggetti piccolissimi, come queste microscopiche opere d'arte.

Due, almeno, le differenze essenziali fra la stampante Stone Spray ­— ma bisognerà per forza trovare un'etichetta più azzeccata per questi rivoluzionari robot del contemporaneo ­— e le altre macchine simili già viste nei mesi scorsi.

Ed ecco altre macchine geniali in questa gallery sui progetti di Arduino. Vale la pena darci un'occhiata.

Anzitutto, il portentoso braccio meccanico usa solo terra e sabbia — aiutate a tenersi insieme da un agente amalgamante non inquinante ­— per costruire le sue creazioni. Niente plastica né resine chimiche di altro genere di cui vanno ghiotti altri attrezzi di questo tipo. Poi, oltre all'approccio green, la stampante pensata dal trio può indirizzare il proprio getto in quasi ogni direzione, partorendo archi multiformi o puntando in verticale, manovra finora impossibile per ogni altra stampante, legata al concetto della procedura per strati.
Per ora, la Stone Spray sta muovendo i primi passi su progetti di scala ridotta da leggere in ottica futura: si tratta dell'abc, delle componenti-base di quel che verrà. C'è ancora da perfezionare sia la fase di realizzazione che quella di asciugatura — che sforna strutture solidissime anche se ricordano la complessità delle barriere coralline — ancora troppo lunghe. Ma fra le prossime tappe il gruppo di progettisti, coordinato da Marta Male-Alemany, Jordi Portell e Miquel Lloveras, punta ad ingrandire di molto la scala, dirigendosi verso creazioni architettoniche utilizzabili dall'uomo. Soprattutto in quei contesti dove, per difficoltà logistiche o economiche, sarebbe troppo complesso mettere in piedi un cantiere canonico con tanto di impalcature, rifornimenti di materiali su gomma e pattuglie di operai. Ponti, passaggi di collegamento, scale, piccoli edifici, pareti: le applicazioni sono davvero sterminate. E, tanto per concludere, non serve neanche una presa elettrica: la versatile macchinetta lavora (quasi) a impatto zero succhiando energia dal sole. Fra qualche anno costruire non sarà più la stessa cosa.

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