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Voyager 1, la sonda ai confini del Sistema Solare

Spazio, Voyager 1 sta per uscire da sistema solare 35 anni dopo lancio
90763851La caccia alle forme di vita extraterrestri si può fare in tanti modi. Spedendo rover su altri pianeti, così come lanciando messaggi nello Spazio nella speranza che qualcuno riesca a captarli e quindi interpretarli.

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Semmai dovessero arrivare a destinazione (quale poi non è così chiaro) quel qualcuno sappia di non essere solo. E insieme al messaggio di Arecibo, la placca a bordo di Pioneer 10, c'è anche il Voyager Golden Record, il disco contenente suoni e immagini come compendio e insieme biglietto da visita del pianeta Terra.

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Di dischi del genere la Nasa nello Spazio ne ha spediti due, e per farlo ha scelto di servirsi delle sonde del programma Voyager, una delle quali, la Voyager 1, partì esattamente 35 anni fa, il 5 settembre 1977, poco dopo il lancio a fine agosto della navicella gemella.

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Nate per lo studio dei giganti gassosi come Giove e Saturno, la partenza delle due sonde era stata programmata per sfruttare il raro allineamento planetario verificatosi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Una disposizione astronomica vantaggiosa, capace di ridurre il carburante necessario a raggiungere le mete in programma e in minor tempo. Destinazioni centrate in pieno. Voyager 1, pur lanciata dopo la gemella, ma su una traiettoria più breve e veloce, visitò Giove nel marzo del 1979 e quindi nel novembre del 1980 Saturno, seguita poi dalla Voyager 2, la quale a sua volta si sarebbe spinta poi fino a Urano e Nettuno.

Grazie alle navicelle gli scienziati avrebbero potuto conoscere le facce dei giganti gassosi, delle loro lune e degli anelli di Saturno e mettere nel cassetto anche un insolito ritratto di famiglia: un'immagine ricostruita grazie agli scatti della Voyager 1 che mostra Giove, Terra, Venere, Saturno, Urano e Nettuno in posa. Dopo gli incontri con i pianeti e le loro lune, le sonde avrebbero continuato a spingersi ai confini del Sistema solare, tanto che gli ultimi dati provenienti dalla Voyager 1 la darebbero sul punto di tuffarsi nello Spazio interstellare, a circa 18 miliardi di chilometri dal Sole. Un viaggio che la vede portare con sé, oltre al bottino di scoperte scientifiche, il famoso disco placcato d'oro.

Ma cosa c'è impresso di preciso? Be', se qualcuno dovesse mai averlo tra le mani e riuscisse a estrapolarne i contenuti (scelti da una gruppo capitanato da Carl Sagan), avrebbe di fronte a sé una carrellata di immagini (da quelle dei pianeti, alla struttura del dna, al diagramma di un feto) e di contenuti sonori (Bach come Beethoven, o i suoni di vulcani e terremoti), insieme ai nostri saluti, pronunciati in una cinquantina di lingue diverse. Insomma, un esperimento per lo più simbolico. Ma tentar non nuoce.

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