Blue Origin: a 100mila chilometri dalla terra per aprire le ali al turismo spaziale

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Quando il razzo New Shepard della Blue Origin lancerà l’ex CEO Amazon Jeff Bezos nello spazio, un posto sarà occupato dal primo passeggero pagante di un viaggio spaziale: il diciottenne Oliver Daemen, studente di fisica olandese e figlio di Joes Daemen, fondatore del maggiore priviate equity immobiliare dei Paesi Bassi con un patrimonio netto di oltre 500 milioni di dollari. Non è lui il misterioso acquirente che si è aggiudicato all’asta il biglietto: per conoscere la sua identità dovremo aspettare ancora un po’, dato che avrebbe rimandato il viaggio per “conflitti di programmazione”, riservandosi di partire su un volo successivo. Il viaggio di Oliver è stato un regalo del padre, deciso a coronare il sogno di una vita del figlio che, racconta, “dall’età di quattro anni è affascinato dallo spazio, dalla Luna e dai razzi”.

Oliver volerà a bordo della navicella New Shepard a oltre 100 km sopra la Terra nello spazio suborbitale. Sarà il più giovane passeggero di un viaggio nello spazio, in buona compagnia: con lui ci sarà, oltre ai fratelli Jeff e Mark Bezos, anche Wally Funk, ottantaduenne ex aviatrice e insegnante di volo che, 61 anni dopo aver dovuto rinunciare alla sua missione spaziale in quanto donna, vive la sua rivincita come ospite d’onore e come più anziana viaggiatrice spaziale. Una passeggera di alto valore simbolico, così come la data scelta per il volo: il 52esimo anniversario dell’atterraggio sulla Luna dell’Apollo 11. New Shephard, capace di trasportare fino a sei passeggeri, trasporterà il suo equipaggio a un’altezza di oltre 100mila chilometri, regalando grazie alle sue finestre panoramiche una spettacolare vista sulla terra e alcuni minuti a gravità zero prima di invertire la rotta.

Un mondo in cui i viaggi suborbitali saranno aperti al grande pubblico però è ancora lontano. La diminuzione dei costi deve andare di pari passo con una domanda di pubblico maggiore. Per gli analisti del settore aerospaziale della Bank of America “L’unico modo per raggiungere il volume critico è rendere i viaggi spaziali parte di un network di trasporti” spiegano “non solo come esperienza a sè, ma ad esempio per andare da New York a Tokyo in un paio d’ore al massimo”. Potrebbe essere davvero questo il futuro dei viaggi spaziali, allora, e Virgin Galactic già da tempo sta esplorando la possibilità di dare il via a voli commerciali che sfruttino la stessa tecnologia per collegare in poche ore punti lontanissimi del globo a velocità supersonica. Un progetto in cui crede molto anche la società di investimenti svizzera UBS: “Il settore dei viaggi aerei che durano oltre 10 ore è pronto a essere cannibalizzato”, hanno commentato. E se si riuscisse a far scendere il prezzo del biglietto intorno ai 2500 dollari, convertendo anche solo il 5% dei viaggiatori che abitualmente percorrono quelle rotte al viaggio suborbitale, il mercato avrebbe un valore di 20 miliardi di dollari l’anno.

Per gli analisti di Bank of America la stima di 2500 dollari ipotizzata da UBS è troppo bassa perché sia realistica in un futuro prossimo, ma a loro avviso c’è un mondo di viaggiatori business che ad oggi già spendono intorno ai 20mila dollari per i loro viaggi di lavoro, e sarebbero disposti a pagare una tariffa premium per accorciare drasticamente i tempi. Quello che manca, ora, è la tecnologia capace di portare in orbita un numero maggiore di passeggeri per ogni viaggio. Non una cosa che succederà nei prossimi anni, ma nemmeno il sogno di un futuro impossibile.

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