BMW e Daimler vendono Park Now al gruppo EasyPark

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Il gruppo BMW e Daimler Mobility hanno approvato la cessione di Park Now al gruppo EasyPark. L'accordo siglato ieri conferma le indiscrezioni dello scorso febbraio e consentirà ad EasyPark di compiere un ulteriore passo strategico per diventare uno dei maggiori player globali nel campo della mobilità digitale grazie alla combinazione di tecnologie all'avanguardia e alla maggiore copertura territoriale. Le due aziende possono contare su un'ampia copertura del mercato in USA ed Europa. Park Now opera con i marchi RingGo, Park Now, Park-Line e Parkmobile in 11 Paesi e offre una vasta gamma di servizi digitali di gestione della sosta su strada e nei parcheggi in struttura in oltre 1.100 città. EasyPark è un attore europeo in rapida crescita nel settore della mobilità e i servizi offerti dall'azienda aiutano gli automobilisti a trovare, gestire e pagare sia la sosta che la ricarica dei veicoli elettrici.

Grazie alle proprie tecnologie all'avanguardia, EasyPark supporta i propri utenti privati e aziendali, i comuni e i gestori dei parcheggi nella programmazione e nella gestione delle proprie attività, il tutto con estrema semplicità e in più di 2.200 città di 20 Paesi in Europa e Australia. 'Park Now e EasyPark - precisa Jörg Reimann, CEO di Park Now - hanno un obiettivo in comune, ossia quello di sviluppare nuove soluzioni in grado di rendere la sosta più facile e veloce per gli automobilisti, i gestori e le città. Inoltre, EasyPark potrà rappresentare un fattore trainante per innovare ulteriormente. Il segmento della sosta offre le condizioni ideali per crescere. Il risultato sarà maggiore della somma delle sue parti'. Giuliano Caldo, General Manager di EasyPark Italia, afferma: 'Per EasyPark, l'imminente acquisizione di PARK NOW rappresenta un grande passo in avanti. Infatti, potremo innovare ulteriormente e sviluppare la nostra gamma di servizi in Italia, estendendo le nostre attività a più città, gestori di parcheggi e automobilisti'. Le parti hanno concordato di non rendere noti i termini finanziari dell'operazione, che rimane comunque soggetta all'approvazione da parte delle autorità antitrust competenti.