Bocciati in prima elementare. Di chi la colpa?

Sette anni e già una bocciatura alle spalle. È accaduto a cinque alunni dell’Istituto ‘Giulio Tifoni’ di Pontremoli (Massa Carrara) e a un alunno dell’istituto comprensivo di Torre Boldone, nelle Bergamasca. Il caso ha suscitato un vespaio di polemiche, con i genitori toscani sul piede di guerra, pronti a fare ricorso al Tar e a mettere in piedi una class action con tanto di richiesta di indennizzo per lo shock psicologico causato ai loro bambini.

La scuola si è difesa, sostenendo che la decisione è stata presa nell’interesse dei bambini, che non avevano raggiunto al termine della prima elementare nessuna delle competenze minime richieste. Ad aizzare la polemica, per lo meno nel caso di Pontremoli, il fatto che tutti i boccati fossero inseriti nelle cosiddette ‘classi-pollaio’ di 29-30 alunni: un aggravante, secondo i genitori, che avrebbe impedito all’insegnante di seguire a dovere dei bambini che necessitavano di maggiori cure. Tra i cinque bocciati, anche alcuni due stranieri (fermati perché iscritti precocemente e ancora non maturi) e un alunno disabile: «La decisione è stata presa da un gruppo di esperti».

«Accade sempre così – ci spiega Monica De Chiara, insegnate lombarda di grande esperienza - : quando si tratta di fermare un bambino disabile è sempre l’equipe che lo segue a decidere, e sempre previo accordo con i genitori». Ma che cosa comporta una bocciatura, proprio all’inizio della carriera scolastica? «Premetto che sono personalmente contraria a una bocciatura così precoce e ammetto che nella mia ventennale carriera di insegnante mi è capitato di rado di incontrare casi simili all’interno degli istituti in cui ho lavorato. Un’insegnante cerca sempre di portare tutti i suoi alunni agli obiettivi minimi dell’anno in corso: nei casi più difficili si attuano dei programmi individualizzati. Per bocciare in prima elementare dovremmo trovarci davanti a un bambino incapace di scrivere una sillaba o delle paroline piane e di leggerle e soprattutto incapace di interagire con i compagni o con l’insegnante».

La socializzazione è un indice molto importante di valutazione: «Un bambino viene fermato alle elementari o perché non ha raggiunto le competenze minime, o perché è isolato da tutti e ha problemi con i compagni e le insegnanti oppure perché si capisce che c’è un margine di recupero notevole se gli si fa ripetere il programma. Quest’ultimo caso è tipico nei bambini diversamente abili. Altrimenti, la bocciatura va evitata perché si presenta come l’ennesimo insuccesso del bambino. Può essere un’esperienza che lo demolisce del tutto». Anche in caso di alunni stranieri, si cerca sempre di promuovere per stimolare: «Nonostante i tagli delle ore di mediazione, è difficile che un alunno straniero, anche arrivato ad anno scolastico iniziato, non riesca a inserirsi e a padroneggiare un po’ l’italiano: anche se non arriva allo stesso livello degli altri, lo si promuove per sostenerlo. Direi, parlando in generale e non riferendomi ai casi di cronaca che non conosco personalmente e non intendo giudicare, che la bocciatura in prima elementare avviene perlopiù per un misto di problemi di apprendimento e di relazione con gli altri», commenta Monica De Chiara. E quasi sempre, previo avviso e accordo con la famiglia: per non viverla come una punizione, ma una nuova ripartenza.

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