I benzinai sudcoreani non fanno benzina alle auto giapponesi

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I cittadini della Corea del Sud che guidino un’auto giapponese hanno un problema. Non con l’auto, ma con i benzinai, che da qualche settimana arrivano a rifiutarsi di far loro rifornimento. Questi episodi rappresentano il culmine di una protesta generale contro il Giappone, che sfocia in un aperto boicottaggio da parte dei coreani del Sud verso i prodotti di quel paese. E le cui origini risalgono a una vicenda di oltre un secolo fa.

Dal 1910 al 1945 il Giappone ha occupato la Corea del Sud, e durante quel periodo molti dei cittadini di quest’ultimo paese sono stati costretti a lavorare nelle fabbriche dell’allora impero del Sol Levante. L’anno scorso un tribunale sudcoreano ha stabilito che quei lavoratori debbano essere risarciti da alcune delle fabbriche che li costrinsero a quell’impiego. Il Giappone non l’ha presa bene: prima ha protestato dicendo che la decisione viola un trattato internazionale del 1965 che già aveva risolto la vicenda; poi ha limitato le esportazioni verso la Corea del Sud, la cui salute economica è in gran parte determinata dal settore tecnologico, di materiali per la produzione di schermi e microchip. Infine, ha avviato il procedimento per depennare la Corea dalla lista dei partner commerciali più assidui.

La sentenza sta quindi determinando conseguenze che rovinano decenni di ottimi rapporti diplomatici e commerciali tra Tokyo e Seul. Alla reazione del Giappone è infatti seguita quella dei sudcoreani, arrivando al blocco dei rifornimenti nei distributori di benzina, alimentato da un appello ufficiale dell’Associazione sudcoreana di settore. Ad essi si sono uniti i meccanici: stop alle riparazioni di Toyota, Nissan e compagnia. Tutto ciò sembra funzionare: i dati dicono che le vendite di birra giapponese sono calate del 40 per cento, e addirittura del 70 per cento le prenotazioni turistiche in Giappone.

A proposito del “depennaggio” di cui abbiamo detto, Il ministro dell’Industria sudcoreano Sung Yoon-mo ha invitato il governo di Tokyo a ripensarci per non danneggiare ulteriormente i rapporti tra i due paesi. Ma pare che dall’altra parte del Mar del Giappone non abbiamo recepito il messaggio. I tempi dei Mondiali di Calcio organizzati insieme (2002) sono decisamente lontani.