BoJo fa come Macron. Da giovedì lockdown nazionale, scuole escluse

Gregorio Sorgi
·Giornalista
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(Photo: NurPhoto via Getty Images)
(Photo: NurPhoto via Getty Images)

LONDRA - Dopo Francia e Germania, anche la Gran Bretagna ha indetto un nuovo lockdown a partire da giovedì prossimo. In serata il premier Boris Johnson ha illustrato una serie di misure ferree che resteranno in vigore fino al 2 dicembre per arginare l’aumento dei contagi e consentire un ritorno alla normalità prima di Natale. Il primo ministro ha annunciato la chiusura nazionale di pub, ristoranti e negozi non essenziali per quattro settimane. Escluse le scuole. Si tratta di provvedimenti analoghi a quelli adottati alcuni giorni fa da Emmanuel Macron in Francia.

Finora il Governo aveva adottato un approccio locale, aumentando le restrizioni in diverse zone del paese a secondo dell’aumento del numero dei casi. Tuttavia, questo sistema non ha rallentato la crescita dei contagi che, secondo il consulente medico del governo Chris Whitty, sono pari a circa 50 mila unità giornaliere. I consiglieri scientifici del premier hanno spiegato in serata che una mancata azione avrebbe comportato un numero di morti superiori alla prima ondata e il probabile collasso dell’NHS, il sistema sanitario nazionale. Per questo il primo ministro si è rassegnato a indire un lockdown nazionale, che aveva ripetutamente escluso nelle ultime settimane.

Nella conferenza stampa in serata Johnson ha detto che non c’è alternativa a queste misure dato che il riempimento dei posti letto in terapia intensiva sarebbe “un disastro morale e medico”. Il premier ha anche prolungato il sostegno economico per i lavoratori dipendenti per il mese di novembre. Venerdì sera Johnson ha avuto un incontro riservato con i ministri di maggiore peso - Matt Hancock (Salute), Rishi Sunak (Cancelliere allo Scacchiere) e Michael Gove (di fatto il vicepremier) - in cui ha deciso di adottare la linea dura. I dettagli dell’incontro sono stati fatti trapelare ad alcuni giornalisti e Downing Street ha avviato un’indagine per identificare i colpevoli della fuga di notizie.

Il premier ribadisce che le restrizioni attuali non equivalgono a un secondo lockdown. A differenza di marzo, stavolta resteranno aperti i negozi essenziali, scuole, università, tribunali, il settore dell’edilizia e il Parlamento. Il Governo è stato accusato di avere agito con ritardo, dato che il 21 settembre il comitato scientifico Sage aveva consigliato un lockdown di due settimane per spezzare la catena dei contagi. Anche il capo dell’opposizione Keir Starmer si era espresso a favore della chiusura nazionale il 13 ottobre, e oggi il suo partito rivendica il successo politico. “Finalmente il governo ascolterà i suoi consiglieri scientifici e convocherà un lockdown nazionale. Ci sono volute quasi sei settimane”, ha scritto il ministro degli Esteri ombra del Labour, Lisa Nandy. Molti scienziati sostengono che se il governo avesse agito tempestivamente le restrizioni sarebbero rimaste in vigore per meno di un mese.

Uno dei motivi per cui il governo ha preso tempo è la netta contrarietà dei deputati conservatori verso un secondo lockdown. L’annuncio di oggi aumenterà il malcontento tra i parlamentari dei Tory, che mercoledì dovranno approvare il nuovo pacchetto di misure alla Camera dei Comuni. In settimana il Northern research group (NRG), una corrente di oltre cinquanta parlamentari eletti nei seggi del Nord dell’Inghilterra che finora hanno subito le restrizioni più dure, ha scritto una lettera al premier chiedendogli di allentare le misure. Alcune indiscrezioni raccontano che quasi cento parlamentari conservatori hanno chiesto a Steve Baker, storico leader della corrente euroscettica e oggi capofila degli scettici del lockdown, di creare il Covid research group per animare l’opposizione a nuove restrizioni. Ma il ribelle Baker ha difeso la linea del governo dopo avere incontrato Boris Johnson a Downing Street nel pomeriggio.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.