BoJo resta in vantaggio, ma il rischio di un Parlamento appeso è concreto

Giulia Belardelli

“Get Brexit done”. Stampato sul grembiule da cuoco e sulla cassetta del latte, condiviso compulsivamente sui social e ripetuto come un mantra in ogni dichiarazione programmata alla stampa. Salvo poi perdere la pazienza – fino quasi a “nascondersi dentro un frigo” - quando a volerlo intervistare è Itv, l’emittente che ha sollevato la polemica per la foto del bambino malato costretto a dormire per terra all’ospedale di Leeds. Il battibecco in diretta tra lo staff del premier Boris Johnson e un reporter di Good Morning Britain (popolare programma del mattino di Itv condotto da Piers Morgan e Susanna Reid) tradisce tutto il nervosismo che accompagna i Tories in questa vigilia elettorale. Se la vittoria dei conservatori, infatti, è data per scontata, non è più così scontato che il partito guidato da BoJo riesca a ottenere la maggioranza assoluta. In base al sistema politico britannico, basta una leggera variazione per mandare all’aria i piani di Johnson e ritornare a una situazione di “hung parliament” (Parlamento appeso) con il relativo scenario di un governo di minoranza guidato dal Labour con l’appoggio esterno dei liberal democratici e dei nazionalisti scozzesi.

E così, per scongiurare questo scenario che aprirebbe le porte a un secondo referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Ue, BoJo sta battendo sempre più il chiodo sulla sua promessa: “get Brexit done”, realizziamo la Brexit e pensiamo finalmente al futuro. Il premier sta prendendo di mira alcuni collegi del cosiddetto “muro rosso”, storicamente laburisti ma euroscettici. Collegi in cui molti elettori non ne possono più di sentire i politici dibattere sulla Brexit, e preferirebbero un salto nel vuoto piuttosto che ricominciare tutto daccapo.

“Combattere per ogni voto”: è l’appello lanciato oggi dal premier, che ha iniziato la giornata nello Yorkshire. Qui, in una latteria di Pudsey, è andato in scena il battibecco con la troupe di Morgan. Il primo ministro è...

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