Bollettino dei contagi, Zaia: “Diffuso ogni giorno ma senza asintomatici e chi ha altre patologie”

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Zaia scuola
Zaia scuola

Il governatore del Veneto Luca Zaia si è espresso sulla questione riguardante il bollettino dei contagi, che in molti vorrebbero abolire per sostituirlo a report settimanali: schieratosi contro quest’ultima opzione (“Vi immaginate quanti sospetti in assenza di dati?“), ha piuttosto proposto di modificare la definizione di caso Covid.

Zaia sul bollettino dei contagi

Intervistato dal Corriere della Sera, il Presidente ha chiesto al Comitato tecnico scientifico di valutare se sia possibile introdurre anche in Italia la classificazione proposta dall’ECDC. Mentre oggi, per essere inseriti nella conta dei contagi, è sufficiente risultare positivi al tampone, il Centro Europeo ha proposto che vengano classificati soltanto i positivi che abbiano una malattia respiratoria o una sindrome influenzale. Ciò vorrebbe dire non considerare più gli asintomatici e concentrarsi su chi sta davvero male.

Dall’inizio sostengo che esiste una piccola componente di soggetti che vengono classificati come contagiati da Covid ma che in realtà sono tutt’altro“, ha aggiunto. Se per esempio una donna si reca in ospedale per partorire e, al tampone che le fanno all’ingresso risulta positiva, viene inserita nella lista dei casi Covid. “Questo rischia di farci superare certi parametri“, ha evidenziato. Lo stesso vale per i decessi: un malato terminale che muore per una patologia oncologica, se positivo al tampone, risulta un caso di Covid: “Una stortura“.

Zaia sul bollettino dei contagi: “Diffonderlo ogni giorno”

Zaia si è infine opposto all’ipotesi di diffondere i dati a livello settimanale: “Io ho scelto di parlare tutti i giorni perché i cittadini devono vivere questo percorso insieme a noi, capisco che un eccesso di numeri possa creare un po’ di disorientamento ma quando si hanno 20 mila contagiati al giorno non dirlo sarebbe sbagliato“.

Al momento non ha dubbi sulla necessità di diffondere i bollettini quotidiani, anche perché in pochi giorni in Italia si è passati dal contare 800 casi al giorno ad averne 20 mila: “Immaginate quali sospetti si scatenerebbero se per una settimana non venissero resi noti i dati del contagio“.

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