## A Bologna Lepore vince facile, è sindaco senza ballottaggio

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Bologna, 4 ott. (askanews) - Mancano poco meno della metà dei seggi scrutinati ma il risultato è così netto che il candidato del centrosinistra a Bologna fa saltare i tappi delle bottiglie di spumante. "La coalizione politica più grande d'Italia e gli elettori ci hanno premiato". Per Matteo Lepore, dieci anni assessore e braccio destro del sindaco Virginio Merola (Pd), non c'è stato bisogno del ballottaggio. In serata, nel suo quartier generale allestito al Dopolavoro Ferroviario nella prima periferia della città, si affretta a chiamarla una "vittoria del noi", una "vittoria dei progressisti e della città più progressista d'Italia". Il suo più diretto sfidante, l'imprenditore civico Fabio Battistini prestato al centrodestra, la definisce una "vittoria netta, ma più per inerzia che non per acclamazione". I numeri non lasciano spazio ad altre letture: il Pd, alleato con il Movimento 5 stelle e altre 4 liste della sinistra e dei Verdi, ha raccolto oltre il 60% dei consenti; il centrodestra si ferma al 29%; gli altri voti se li spartiscono Marta Collot, di Potere al Popolo che supera il 2% con ogni probabilità entrerà in consiglio comunale, e altri cinque candidati.

"Lo dico con rammarico: a queste elezioni abbiamo pagato l'assenza del centrodestra. Mi piange il cuore vedere questa scarsa affluenza" commenta Lepore prima di festeggiare con i suoi collaboratori e buona parte del Pd, quella parte rimasta a sostenerlo dopo le primarie disputate assieme al sindaco di San Lazzaro Isabella Conti. "In tutte le grandi città il centrodestra è arrivato impreparato, senza candidati all'altezza della situazione". Per questo il futuro sindaco di Bologna ha chiesto a Salvini e Meloni di "farsi da parte, oppure di dichiarare che il fascismo è il male assoluto". Lo dice forte dell'alleanza fatta con i Cinquestelle di Giuseppe Conte.

Lepore, che ha iniziato a 'studiare' da sindaco almeno un anno e mezzo fa, quando ha inaugurato la sua 'Fabbrica del programma', ha già in mente a buona parte dei punti da inserire nel programma di lavoro per la sua giunta, per i primi cento giorni. Ma nel giorno dei festeggiamenti è alla politica nazionale che vuole rivolgere un appello; prima di tutto al suo segretario Enrico Letta, al gruppo dirigente del Pd e al presidente del Consiglio Draghi "che fino a prova contraria è il nostro presidente". La richiesta è precisa: "Abbiamo bisogno di lavorare insieme da qui alle elezioni. E' una grande occasione. I cittadini ci hanno dato fiducia non possiamo assolutamente lasciarla da parte. Occorre che il governo ascolti i sindaci" anche perché "per riuscire a spendere tutte le risorse il governo deve ascoltare i sindaci, senza di loro non si possono investire le risorse del Pnrr. Dopo questo voto il Pd metta insieme i sindaci progressisti democratici".

Il neosindaco è fiero del suo "laboratorio" che vorrebbe diffuso in tutt'Italia. Battistini lo frena: "stante il basso numero dei votanti, evidentemente non ha convinto se non la metà dei cittadini. E' una vittoria netta, ma più per inerzia che non per acclamazione. Il partito della stagnazione si riconferma vincitore".

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