Bolzan: 'Escalation femminicidi? Incapacità di gestire frustrazione, rifiuto è lesa maestà'

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Sette donne uccise negli ultimi sette giorni. Cinquanta da inizio anno. Una ecatombe che la criminologa Flaminia Bolzan spiega all’Adnkronos con “l’incapacità da parte dell’uomo - che sia uno spasimante, un marito, un fidanzato o un ex - di gestire gli stati emotivi, la frustrazione, anche nell'ambito familiare”. “Mentre in alcuni casi ci sono degli aspetti psicopatologici reali, in altre situazioni una persona considerata 'normale' agisce però in relazione a una concezione in generale del femminile diversa, figlia di una cultura abbastanza maschilista, che si esprime nella prevaricazione della donna. La motivazione - prosegue - è data dall'impossibilità di gestire adeguatamente il rifiuto di una donna che, come un presunto cattivo comportamento, viene percepito come lesa maestà e arma la mano".

"Non parlerei di debolezza o insicurezza, perché potrebbero sembrare quasi attenuanti per chi compie io delitto - sottolinea la criminologa - è evidente piuttosto un aspetto di problematicità e incapacità nel gestire le emozioni. Nella maggior parte dei casi siamo di fronte ad aspetti di problematicità ormai molto gravi di gestione della frustrazione, implementati sicuramente dai tempi, da aspetti contestuali e poi anche da una grandissima attenzione mediatica. Oggi si parla tanto di più dei reati di genere, sono stati fatti interventi anche normativi importanti. Stiamo lavorando tutti per arrivare a un decremento del fenomeno, da una parte sotto il profilo della sanzione con l'introduzione del codice rosso, dall'altra investendo sulla prevenzione, scardinando gli effetti culturali che possono influire, partendo dai bambini, dai ragazzi, parlando nelle scuole. Sono azioni che vanno progettate, studiate, fatte con criterio. Metabolizzare un rifiuto o un abbandono, significa 'allenarsi' a farlo fin quando si è piccoli”.

Fattore molto frequente, non di rado, tra le vittime dei femminicidi è, tuttavia, la mancata denuncia di quelli che si riveleranno poi i loro assassini. "Le motivazioni possono essere di due tipi - spiega Bolzan - la sottostima dell’entità del pericolo che magari il segnale può rappresentare, quindi una malcelata tendenza alla giustificazione di alcuni comportamenti che vengono percepiti come non rilevanti, e dall'altra l'insufficienza in alcuni casi dell'intervento istituzionale".

(di Silvia Mancinelli)

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