Bolzano, il pericoloso jihadista percepiva un sussidio sociale come rifugiato

Pericolosi jihadisti, che tramano per attentare alla pubblica sicurezza, mentre il comune eroga nelle loro tasche un sussidio per rifugiati politici. Accade a Bolzano, dove, come rileva il quotidiano “Il Giornale”, un pericoloso terrorista, Abdul Rahman Nauroz, avrebbe avuto accesso allo status di rifugiato e al conseguente sussidio comunale, mentre nel frattempo reclutava senza molti scrupoli nuovi guerriglieri per la jihad.

Secondo il quotidiano meneghino la vicenda emergerebbe dall’operazione di polizia “Rawti Shax”, che riprende il nome da un’organizzazione sovversiva scovata e sgominata nel luglio 2015, e a quanto pare ispirata dal leader spirituale Mullah Krear, dal 2012 incarcerato in Norvegia e appartenente a  Ansar al Islam, un gruppo prossimo ad Al Qaeda. 

Mente della cellula italiana è tuttavia proprio Nauroz. L’uomo è residente in Alto Adige dal 2008, e per lui, dopo l’operazione Rawti Shax arriva una custodia cautelare. In carcere, perché già si trova lì per una rapina commessa ai danni di un conoscente che si era rifiutato di ospitarlo. Nauroz era giunto in Italia nel 2008, presentando richiesta di asilo politico e un documento riportante una minaccia di morte rivoltagli proprio da Ansar al Islam

Così Nauroz, scrive ancora il Giornale, ottiene lo status di rifugiato, e con esso un alloggio in comodato d’uso gratuito a Merano. È solo nel 2011, infatti, che la questura si accorge che la documentazione presentata da Nauroz è falsa, irrompe nella sua abitazione e sequestra i documenti che lo incastrano.

La perquisizione non arresta, però, l’alacre impegno jihadista di Nauroz, che si sposta dalla vicina moschea a Merano a casa di uno suo amico di Bolzano, nella quale sostiene apertamente di volersi immolare per Allah. Diviene poi amministratore della chatroom Kurdistan Paimangay Mawardy, una chatroom utilizzata per organizzare azioni terroristiche, dalla cui intercettazione i ROS ottengono informazioni preziosissime sulla costituzione della cellula jihadista in Italia. Emerge, da qui, che Nauroz sembrerebbe anche il responsabile del reclutamento dei combattenti jihadisti che vengono inviati sul fronte siriano

L’uomo è poi per un periodo all’estero, ma torna in Italia, sempre nel 2011, dopo un periodo di detenzione in Francia per traffico di clandestini iracheni. È proprio in questo periodo che, intercettato da vari fronti, lo si sente confessare a un amico “sto comunque pensando di lasciare questo Paese nel caso i Servizi Sociali taglino il mio sussidio sociale”. Dopo altri cinque anni, a gennaio del 2015, sarà arrestato sul territorio italiano, e non risulterà aver mai ottenuto un lavoro. A mantenerlo è stato, sinora, un sussidio sociale che non gli spettava.

VIDEO - Per capirci di più: il dizionario jihadista