Bombardieri critica la politica: "Sette ore per un tampone e ancora si discute del Mes"

Silvia Inghirami
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AGI - ​“Per fare un tampone si sta in fila anche 7 ore e ancora si discute se serva o no il Mes”. Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, rinnova la richiesta dei sindacati confederali di utilizzare le risorse messe a disposizione dall'Europa per la sanità.

“Il ministro Gualtieri ha spiegato che nella legge di Bilancio ci sono i 4 miliardi chiesti dal ministro Speranza ma la vita reale ci dice che mancano i reagenti e che le strutture sanitarie sono inadeguate alla pandemia. Dobbiamo investire in sanità anche a costo di alzare il deficit: non credo che lo spread possa risentirne”.

In un'intervista all'AGI, Bombardieri riferisce di aver parlato con il sindacato tedesco che sta insistendo sulla cancelliera Merkel affinché il recupero delle somme del Mes sia portato a 50 anni. “Chiediamo al governo di intervenire sulla Commissione europea affinché i soldi non siano restituiti in un periodo breve”.

“La nostra preoccupazione – sottolinea il leader Uil -  è che prenda di nuovo piede una politica improntata dell'austerità e al pareggio di bilancio. Il soldi del Mes sono a debito, come quelli del Sure, ma considerando le condizioni dei nostri ospedali noi sosteniamo che quelle risorse ci servono. Economisti hanno calcolato che prendendole con un tasso vicino allo zero risparmieremmo 300 milioni l'anno”. “Non vogliamo più – aggiunge – una politica che segua le impostazione dei tecnocrati di Bruxelles che guardano al deficit e allo spread. In un momento così drammatico fare investimenti in sanità è un dovere morale”.

Secondo il sindacalista, il governo è arrivato impreparato alla seconda ondata della pandemia: “C'è stato un periodo di lockdown politico". “Sapevano che andavano fatti i tamponi, così come i vaccini al personale sanitario, eppure non ci sono. Ci aspettavamo scelte più chiare sugli investimenti, sul lavoro, sulla scuola. Le misure adottate si sono mostrate inadeguate. Mancano le risposte principali sulla tutela della sicurezza. Le file di ore per fare un tampone sono vergognose, la mancanza di reagenti è inaccettabile. La risposta a questa emergenza doveva essere fatta 2-3 mesi fa”.

Perché è accaduto questo? “Perché la politica – risponde - è andata dritta facendo più attenzione alla mediazione nel 'palazzo': così i risultati sono quelli che vediamo. Non c'è stato un governo della macchina per programmare le scelte del domani”.

Cgil, Cisl e Uil incontreranno il governo sulla legge di Bilancio e ribadiranno le loro preoccupazioni per la tenuta sociale del Paese, tornando a chiedere di mantenere il blocco dei licenziamenti.

“Le dichiarazioni di una parte del governo secondo cui non c'è una data di scadenza all'emergenza e il virus non è uno yogurt non ci piacciono, sono fuori luogo. In ballo di sono migliaia di lavoratori che perdono il posto”.

"Abbiamo chiesto di prorogare ammortizzatori e blocco dei licenziamenti: il governo ha risposto che ci sono 5 miliardi. Ora vogliamo capire cosa è compreso in questa cifra. Ci sembra che ci sia la voglia di affrontare la questione in modo ideologico: noi vogliamo discutere di politiche attive del lavoro e non capiamo perché se c'è la disponibilità della cig Covid, si debba licenziare. Non bisogna dimenticare che ci sono anche settori, come l'energia, l'agroalimentare, la farmaceutica, le tlc che stanno lavorando e bene. Dobbiamo prevedere misure particolari per chi rischia di rimanere indietro, come i lavoratori del turismo e dei trasporti”.

Bombardieri è critico anche sul decreto relativo allo smart working nella Pa, sostenendo la necessità che il governo fornisca criteri precisi e assicuri diritti in modo chiaro: "aver indicato una percentuale e averla poi lasciata all'autodeterminazione del servizio e alla scelta di singoli dirigenti è sbagliato, perché non si tutelano i lavoratori. E' il metodo di Ponzio Pilato: se ne lavano le mani lasciando ad altri la responsabilità”. 

Non manca infine una stoccata agli imprenditori: “Ci sembra che la posizione di Confindustria sia di chi non guarda agli interessi generali e al benessere del Paese ma soltanto al benessere dei propri associati”.