Bonanni: Camusso parli con noi e non con gli operai, Paese è a pezzi

Roma, 22 apr. (LaPresse) - "Un ministro non può andare dovunque. Vale per me, figuriamoci per un ministro". Così il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni intervistato da Tgcom24 commenta l'incontro di domani fra il ministro Fornero e gli operai dell'Alenia a Torino. "Il ministro - prosegue - deve assolvere a dei doveri che mi pare non voglia assolvere e noi stiamo ancora aspettando di essere convocati per gli esodati. Questo è un dramma sociale". Critiche che Bonanni ribadisce in più occasioni: "Farebbe bene a incontrare noi - aggiunge Bonanni - su quei temi di cui deve parlare con noi, poi potrà andare dove vuole. C'è il libero arbitrio però credo che per sostanza e per forma il ministro farebbe bene a fare altro".

Anche perché le priorità sono altre: "Ora bisogna dare sveglia a Governo e Parlamento sul problema della crescita. Occupiamoci di cose serie, perchè stiamo morendo di decrescita. Bisogna fare un'operazione sulle tasse. Se si ammazzano i consumi, l'economia si blocca. Bisogna fare pagare meno tasse ai pensionati e a chi investe". Sdpiega Bonanni. "Monti dovrebbe fare un'iniziativa attraverso il credito d'imposta. Dobbiamo provocare investimenti che creino occupazione. Dobbiamo assottigliare di almeno 1/3 il carico di debito che abbiamo. L'Italia con questo debito non ce la può fare". "Per non vendere le persone, bisogna - conclude Bonanni - vendere i beni demaniali o utilizzarli pienamente. E' l'unica chance che abbiamo. Se no andremo dritti verso il fallimento del Paese".

"Se non rinasce una dimensione di responsabilità, rischiamo di perdere il benessere. Abbiamo l'esigenza di collegarci meglio alle arterie europee. Abbiamo impegni con l'Europa e con la Francia che è già pronta da qualche anno, ma non si fa niente. E' un tran-tran che dura da diverso tempo" ha aggiunto Bonanni, che di fronte a un cambiamento di 'mentalità' apre a soluzioni anche innovative. "Con un patto si pesca più fiducia. Il Paese non decide perchè nessuno vuole prendersi la responsabilità di fare cose che possono sembrare impopolari. Ognuno è piccolo di fronte a grandi responsabilità. Bisogna usare un patto per renderci più forti e prendere le decisioni sulle cose da farsi"

"Non stiamo bene - prosegue - questo è un corpo che va operato. Se non lo facciamo moriamo. L'operazione importante da fare ora è un patto di cooperazione e concordia nazionale per decidere le cose. Bisogna rimediare, fare il patto e decidere il da farsi". Il problema è su come operare. Articolo 18? "Il modello tedesco riassume ciò che noi pensiamo dall'inizio. La revisione dell'articolo 18 si giustifica se riduce i tempi delle cause e se riesce a trovare sistemi di conciliazione e accordo immediati fra le persone e soprattutto se fa chiarezza sui licenziamenti economici". Gli scioperi? "La Camusso avrà le sue ragioni per parlare di sciopero generale. Ma mi permetto di dire che fare uno sciopero al giorno non toglie il problema di torno. Le buste paga sono già leggere e le aziende sono già sfiancate".

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