Bond oggi: gli AirBerlin in default sono da comprare?

Lorenzo Raffo
 

Anche AirBerlin, dopo altri emittenti tedeschi di secondo piano, ha dovuto dichiarare default. Le sue obbligazioni hanno continuato comunque a trattare ieri su Borse, fra cui Francoforte, e piattaforme dei brokers, con volumi di un certo rilievo. I cosiddetti cacciatori di “Zoombie bond” si sono così messi alla ricerca di lotti da inserire in portafoglio, nell’attesa di evoluzioni future. Lo può fare anche il piccolo trader italiano attivo sull’“Otc” e quanto rischia? Il trading è realizzabile, perché gli scambi sono rimasti notevoli, pur con le incongruenze classiche di situazioni di questo tipo. Il 5,625% scadenza 2019 in franchi svizzeri (Isin XS1051723895) ha registrato, per esempio, a metà giornata rialzi di un certo peso dopo il crollo iniziale, pur con volumi contenuti. Poi gli “spread” si sono aperti di oltre 300 punti base, riportando tensione sulle transazioni, e la seduta si è chiusa a 9 Chf. La stessa azione della Compagnia ha avuto trend altalenanti in termini soprattutto di “ask”, per terminare la giornata con “spread” più contenuti. Torniamo allora alla domanda di quanto sia pericoloso entrare sulle obbligazioni AirBerlin in una situazione così incerta. 

Fatta a pezzetti?

Dovrà ora intervenire il competente Tribunale, prassi abbastanza veloce in Germania, dato anche il peso della società, seconda Compagnia aerea del Paese. Intanto un prestito di 150 milioni di euro le è stato concesso dal Governo di Berlino per proseguire l’attività nel pieno della stagione estiva, con i velivoli pieni di turisti in rientro dalle località servite. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) frattempo si dice che sia Lufthansa (Xetra: LHAB.DE - notizie) sia Condor covino interesse a far proprie alcune attività di AirBerlin, con la classica ipotesi di spezzettamento che porterebbe liquidità alle casse in rosso di 782 milioni di euro. La procedura di rimborso dei creditori sarà comunque lunga e nel frattempo è possibile che i bond A.B. (i quali naturalmente da ieri non pagano le cedole) evidenzino molta volatilità nell’ambito di un ristretto “range” di prezzi. Collocarsi quindi su “buy” molto bassi, inferiori ai 10 euro per le emissioni nella nostra valuta, può avere senso, sempre che si verifichi una costanza di scambi, probabile nel caso almeno del bond più corto. 

Una sfida per ora senza risposte

L’8,25% scadenza 2018 (Isin DE000AB100B4) ha visto ieri il mercato planare sui 10,1 euro in acquisto e 10,4 in vendita, nettamente sopra i minimi di 7 euro, con volumi significativi e rendimenti – logicamente teorici – alle stelle, chiudendo la seduta a 10,25 euro. Il 6,75% scadenza 2019 (Isin XS1051719786) è crollato sotto i 10 euro (last price a 8,75 euro), con “bid” a 8,6 e “ask” a 9,4 e minimo di giornata a 6,6 euro. I minimi del “sell off” di giornata – appunto 7 euro nel primo caso e 6,6 nel secondo – potrebbero essere visti come eventuali punti di entrata, considerando che di solito sono le settimane iniziali post default a portare estrema volatilità, in presenza di consecutive notizie capaci di alimentare speculazione. Già, perché di questa si tratta e con questa occorre confrontarsi, data la presenza sul mercato di operatori specializzati proprio in “Zoombie bond”. A loro spettano le prime mosse, quasi sempre difficili da monitorare. Meglio quindi – nel caso si voglia imitarli con capitali ridottissimi – fissare minimi in “buy” e massimi in “sell” oltre i quali non andare. L’ipotesi di una ristrutturazione del debito appare oggi poco credibile alla luce di quanto sta avvenendo, ma ogni decisione spetta a quello che sarà il Tribunale competente. Nell’attesa non resta che fare gli auguri di buon viaggio agli intrepidi obbligazionisti che vorranno intraprendere l’avventura di un volo probabilmente agitato e proprio per questo potenzialmente redditizio. 

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